Partecipate, scaduti i termini. Riassetto al palo

Al momento solo Eur spa ha provveduto ad una reale dismissione. Ma di altri accorpamenti ancora non vi è notizia. Il caso Risorse per Roma

Il riassetto delle partecipate romane è ancora in alto mare. Lo scorso 31 ottobre è infatti scaduto il termine per la consegna alle amministrazioni azioniste dei piani di riorganizzazione da parte delle società controllate. E non tutti, a Roma, sembrano aver fatto ancora i compiti.

Partendo da chi li ha fatti, lo scorso mese di settembre Eur spa, controllata dal Tesoro ma partecipata dal Comune di Roma al 10% ha messo sul mercato il ramo Tlc, avviando la cessione di Eurtel. Un caso isolato? Pare proprio di sì, visto che almeno per il momento non si ha notizia di altri riassetti nell’ambito delle partecipate.

Eppure il piano dell’ex responsabile della partecipate, Massimo Colomban, è lì nero su bianco pronto ad essere tradotto nella pratica: 18 operazioni tra cessioni e liquidazioni sulle 31 società che rientrano nel perimetro della legge Madia. Tra le controllate, tre saranno liquidate (Roma Energia, Roma Patrimonio Srl, Acclr) e una ceduta (Centrale del Latte). Per Fondazioni e Istituzioni il Comune ha assicurato un piano in un secondo tempo. Il tutto a fronte di un beneficio stimato dal Campidoglio sarà subito di circa 90 milioni (80 una tantum da dismissioni e 10 l’anno da risparmi gestionali).

Ma, come detto, al momento di vere dismissioni non se ne vedono e tutto sembra essere caduto nel dimenticatoio. Se poi ci si mettono anche alcune situazioni paradossali, allora il quadro risulta ancora molto incerto. A Risorse per Roma, la società incaricata della riscossione e che nella logica del riassetto delle partecipate dovrebbe finire sotto il cappello di Aecqua Roma, manca un nuovo board da agosto, quando l’azioninista Campidoglio ha convocato l’assemblea per rinnovare la governance, dopo il precedente consiglio nominato nel 2012. Difficile immaginare uno spin-off senza board.

Pensare che nelle altre città laziali, i riassetti della partecipate saranno molto ma molto più semplici. A Latina resterà soltanto il 100% di Acqualatina Spa, pur investita dalle polemiche per l’emergenza idrica che ha travolto il Sud Pontino, e la partecipazione minoritaria nel Consorzio per lo sviluppo industriale Roma&Latina. A Frosinone rimangono le partecipazioni minoritarie in Saf Spa (rifiuti) e Consorzio Asi (promozione delle attività produttive).

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