Il rapporto impossibile tra Roma e la ciclabilità

Chiediamo GRAB e ciclabili come se Roma fosse adatta alle bici. Ecco perché, tra geografia e indole, non lo è

Indignazione, pretese e richieste accorate per avere maggiori spazi per la ciclabilità. Nell’ultimo decennio, molti romani si sono scoperti grandi amanti delle due ruote. Non quelle che inquinano e che sgommano, ma quelle che – in altre parti d’Italia e del mondo – sono un mezzo di trasporto economico ed ecologico.

Parliamo delle biciclette, la nuova infatuazione di tanti abitanti dell’Urbe che chiedono (giustamente) un cambio di passo nella gestione della mobilità sostenibile. Un innamoramento che ha varie chiavi di lettura e che può dar adito ad altrettante supposizioni.

In primis, la crisi economica e lo stato pietoso dei mezzi pubblici: per chi abita in aree non troppo lontane dall’anello ferroviario, la bici può essere un rapido, conveniente ed efficace mezzo di trasporto.

Secondo: il clima. Eccetto qualche settimana a cavallo tra gennaio e febbraio, a Roma si può andare in bici tutto l’anno senza incorrere in raffreddamenti o coccoloni.

In terzo luogo, la moda: la generazione Ryan Air è composta da under 40 che hanno viaggiato tanto e che hanno visto quanto le bici, altrove, non siano solo un oggetto comodo ma anche trendy.

Oggi andare in giro con una Graziella sgangherata è molto fashion (si rischia di venire eletti Mr. Pigneto) , mentre 20 anni fa c’era il rischio di essere scambiati per straccioni.

Insomma, i tempi cambiano e il sentore comune vede nella bicicletta uno strumento valido e socialmente accettato anche nella giungla metropolitana di Roma.

Nonostante quest’infatuazione suggestiva e un po’ esterofila, amplificata da ambienti che promuovono efficacemente la ciclabilità, Roma e i romani (forse) non saranno mai adatti alle biciclette. Vediamo perché.

 

Roma non è pianeggiante e i Sette Colli non sono solo una leggenda ma anche una dura realtà per tutti i ciclisti capitolini. Dal salitone tra Porta Furba e Arco di Travertino a quello di Villa Celimontana, Roma è piena di salite che rendono gravoso il viaggio. Soprattutto con il caldo tra giugno e settembre.

 

Noi romani siamo poco mobili per indole e per abitudine. A Roma ci sono 2.8 milioni di automobili e – secondo uno studio dell’ACI – il 66% dei cittadini sceglie di spostarsi in macchina, contro il 59% in Italia e il 35% in Europa. Nella Capitale si cammina poco, molto meno di tante altre città dove l’ufficio spesso si raggiunge a piedi, complice anche la minore dimensione e la maggiore efficienza del trasporto pubblico. Secondo i dati del Comune, a Roma solo lo 0,5% degli abitanti utilizza la bici come mezzo di trasporto.

Prima di costruire GRAB, di spingere Roma a imitare il modello Frigburgo e Uppsala, bisogna fare i conti con i romani.

Si potrà obiettare: “E’ solo quando ci saranno GRAB, piste ciclabili e bike sharing che i romani inizieranno a usare in massa le bici!”.

Con l’illusione di vedere tutti gli scooteroni e le Smart abbandonare, improvvisamente, gli agii per lanciarsi nel sudore e la fatica dei Sette Colli.

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