Sogin accelera sullo smantellamento della centrale di Latina

La società del Mef cui fanno capo le attività di dismissione degli impianti italiani, ha infatti dato il via ai lavori che riguardano la parte esterna dell'edificio reattore

Nuova fase nel processo di smantellamento della centrale nucleare di Latina. Sogin, la società del ministero dell’economia cui fanno capo le attività di dismissione degli impianti italiani, ha infatti dato il via ai lavori che riguardano la parte esterna dell’edificio reattore con la demolizione degli schermi dei generatori di vapore. Lavori che segnano l’inizio di un processo che durerà sette anni, fino al 2027 per un investimento di 278 milioni di euro, e che cambierà lo skyline dello stesso edificio reattore.

Nel dettaglio gli schermi sono le strutture in calcestruzzo che isolavano dall’esterno le condotte superiori di collegamento tra i sei boiler e l’edificio reattore. Alla fine dei lavori si produrranno comolessivamente circa 1.200 tonnellate di materiale che, dopo gli opportuni controlli radiometrici, saranno allontanate dal sito e inviate al recupero. I lavori al via riguardano la parte esterna dell’edificio reattore il cui smantellamento interno è già avvenuto in precedenza.

Nata nel 1958, quella di Latina era la più grande centrale nucleare europea e oggi è all’avanguardia nel processo di snantellamento. Quello che resta da smantellare della parte interna sono infatti le barre di grafite e come ha spiegato Agostino Rivieccio, responsabile Sogin per la disattivazione della centrale, sono in corso gruppi di studio con la Francia per individuare le modalità migliori. Barre i cui residui andranno inviati al deposito nazionale che l’Italia aspetta da tempo. La Carta nazionale dei siti potenzialmente idonei non c’è ancora e la sua pubblicazione è stata rinviata dai vari esecutivi.

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