Veneto Banca: ulteriore speranzosa proroga

Slalom di date per il ristoro di Veneto Banca che per evitare il baratro gioca col calendario e con le nostre ultime aspettative.

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Fino alle ore 17 (circa) di oggi pareva si fosse arrivati alla scadenza del tempo utile per aderire al famoso “ristoro” proposto da Veneto Banca agli azionisti come transazione e in cambio della rinuncia, debitamente sottoscritta, ad azioni di class action o comunque di risarcimento. Da tre
giorni per smaltire l’affluenza di richieste ed informazioni gli sportelli sono rimasti aperti fino alle 19. Anzi è stata creata una task force da affiancare al back office per poter far fronte alla massa di carte da evadere in tempo utile.

Pare che negli ultimi giorni stiano aumentando le adesioni arrivate (finora) al 60 per cento, che, però, per essere adeguate alle necessità dovrebbero crescere fino al 70-75 per cento. Ma bisogna far presto e raschiare il fondo del barile anche se, si sussurra che alcune filiali hanno raggiunto, addirittura, il 95% di accettazioni. L’uso del dubitativo è più che legittimo visto come si sta annaspando.

Ecco allora che in chiusura di giornata e sul filo del traguardo arriva la notizia dell’ulteriore proroga: si va avanti fino alle 13.30 del 28.3.  Quindi ai ritardatari, agli speranzosi e agli incasinati viene offerta un’ultima (?) possibilità. Manovre e manovrine che a  dirle con parole povere, a questo punto,  sembrano più una trattativa da suk orientale che non un’operazione finanziaria/economica.

Nel frattempo si attende la valutazione che la Bce darà al piano di solvibilità presentato dall’Istituto in base al quale definirà il fabbisogno patrimoniale. E’ ormai certo che Veneto Banca potrebbe salvarsi solo grazie al sostegno governativo (al quale si è già rivolta) che dovrà, in quel caso, ri-patrimonializzare l’Istituto in maniera sufficiente per proseguire l’attività.
Il ministro dello sviluppo economico, Pier Carlo Padoan ha già presentato la sua disponibilità. Manca solo il verdetto delle autorità di sorveglianza sulla solvibilità. Se fosse negativo Veneto Banca sarebbe inevitabilmente soggetta alla procedura di risoluzione (fallimento) nell’ambito della European Bank Recovery and Resolution Directive.

E’ ovvio che con l’aumento delle adesioni al “ristoro” crescono anche le possibilità di sopravvivenza della Banca. Poi, in futuro e dopo un prevedibile e congruo aumento di capitale che, cascasse il mondo, ci toccherà si potrà auspicare un rilancio dell’Istituto.  Nel mentre il tardivo cambio dei vertici ci apre a un filo di speranza.
Breve considerazione di chiusura: ma quanto vi siete “alterati” quando avete scoperto che dal calcolo del rimborso venivano detratti ANCHE i dividendi precedentemente incassati? E ci è venuto da piangere quando, il mesto (e turlupinato pure lui) funzionario di fronte al nostro sbotto ci rassicura che il “ristoro” è al netto di oneri e tasse!!!!!
Come si suol dire: arrivederci alle prossime imbarazzanti puntate….

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