20 Giugno 2021
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Ostiense e Province: due nuovi progetti per la ciclabilità di Roma

Si studia la possibilità di creare a Ostiense e a Viale delle Province due nuovi snodi. Il punto della situazione

Due nuovi snodi strategici per la ciclabilità di Roma potrebbero ben presto diventare realtà. Ieri, nella commissione mobilità di Roma Capitale, si è discusso della possibilità di creare una ciclabile alla Circonvallazione Ostiense, al momento solo un progetto si fattibilità che costituisce il primo passo di un’eventuale realizzazione e una a Viale delle Province, che si trova già al progetto esecutivo e la cui gara è prossima ad essere messa a bando.

Per chi non avesse in mente la collocazione delle sue strade, si parla di due punti di grande impatto per la mobilità cittadina. La prima strada, infatti, collega la Cristoforo Colombo con la Via Ostiense, la seconda unisce Piazza Bologna con Via Tiburtina. Zone universitarie, molto trafficate, già servite da altre ciclabili ma a cui mancava un raccordo.

“Entrambi sono interventi profondamente strategici, per la connessione con altre infrastrutture ciclabili oggi esistenti, da un lato Colombo/Ostiense, dall’altro Tiburtina/Nomentanta, e per la riqualificazione di strade oggi caotiche, pericolose per gli utenti deboli, esclusivamente dedicate alle automobili, che siano parcheggiate più o meno regolarmente o in movimento – spiega Enrico Stefano, consigliere comunale grillino – Sono inoltre ciclabili fondamentali perché vicinissime a due nodi del trasporto pubblico su ferro: stazione Tiburtina e stazione Ostiense/Piramide. Come dico sempre, nessuno deve fare per forza 20 km in bicicletta ma già utilizzare le due ruote a pedali magari combinate con il trasporto pubblico per percorrere brevi tragitti potrebbe aiutare a decongestionare le nostre strade e rendere più vivibili i nostri quartieri”.

Non sono mancate le polemiche, una costante quando si affronta il tema delle piste ciclabili. Soprattutto in termini di timori, da parte della cittadinanza, di stravolgere lo status quo e quindi di perdere parcheggi o spazio sulla carreggiata da destinare alle automobili.

“Lo voglio ribadire con forza – conclude Stefano – nel 2021, con le sfide che ci attendono tra Recovery Fund e Cambiamenti Climatici, in pieno centro in zone ampiamente servite dal trasporto pubblico su ferro, il ‘SUV’ non può proprio essere il benchmark. O in ogni caso non può avere a disposizione illimitatamente e gratuitamente suolo pubblico”

 

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