Recupero delle eccedenze, educazione alimentare, sostegno alle reti solidali e agricoltura urbana. Roma si dota di una nuova infrastruttura di prossimità per costruire una filiera del cibo più equa e sostenibile: si chiamano “Case del Cibo” e sono al centro di una delibera che l’assessora all’Ambiente e all’Agricoltura Sabrina Alfonsi sta preparando per il Comune.
Ne scrive oggi il dorso romano de La Repubblica. L’idea nasce dal lavoro del Consiglio del Cibo, presieduto da Fabio Ciconte e composto da 205 realtà cittadine: spazi fisici di quartiere, ospitati in strutture comunali, pensati per mettere in connessione esperienze spesso isolate ma decisive per il benessere della città. Ogni sede sarà regolata da un patto di gestione che garantisce la partecipazione attiva dei cittadini e dei Municipi.
Le Case del Cibo saranno luoghi polifunzionali: formazione, scambio di saperi, educazione al consumo consapevole per scuole e famiglie, redistribuzione delle eccedenze attraverso associazioni e reti di volontariato. Sosterranno inoltre i Gruppi di Acquisto Solidale, i mercati contadini e i progetti di agricoltura sociale urbana. Con la stessa delibera, i banchi inutilizzati nei mercati rionali potranno trasformarsi in spazi di distribuzione di prodotti locali e di incontro tra cittadini e produttori.
“Lo spreco alimentare è oggi centrale nella nostra food policy”, ha spiegato Alfonsi. “L’obiettivo finale è eliminarlo per costruire una filiera del cibo equa e sostenibile, puntando anche sull’educazione e sul consumo consapevole.”
Il Comune sta lavorando anche al nuovo bando per le mense scolastiche, con sistemi di monitoraggio per il recupero delle eccedenze. Sul fronte degli incentivi, dal 2022 gli esercenti che evitano gli sprechi hanno diritto a uno sconto del 25% sulla Tari. Tra le esperienze già attive, quella del Parco dei Romanisti nel VII Municipio, dove sono stati piantati nuovi ulivi e prodotto olio distribuito gratuitamente alle famiglie del quartiere. “Stiamo lavorando anche con i 400 ulivi di Villa Glori”, ha concluso l’assessora, “dove è previsto un recupero vegetativo finalizzato alla produzione.”