Santiago del Cile, si diradano le nebbie di Santiago

La capitale del Cile ha molte affinità con Roma, con un peso economico e storico significativo, stretta nella morsa dell’inefficienza dei trasporti e della gestione idrica. A questi problemi, comuni anche alla Città Eterna amministrata da Virginia Raggi, si aggiunge la questione della pessima qualità dell’aria, frutto di una espansione urbana confusa e di un ventennio di sviluppo economico impetuoso 

Santiago del Cile ha molte affinità con Roma. È una capitale con un peso economico e storico significativo, stretta nella morsa dell’inefficienza dei trasporti e della gestione idrica. A questi problemi, comuni anche alla Città Eterna amministrata da Virginia Raggi, si aggiunge la questione della pessima qualità dell’aria, frutto di una espansione urbana confusa e di un ventennio di sviluppo economico impetuoso.

Una coltre di nebbia asfissiante

Alla fine degli anni ’80 Santiago aveva l’aria così piena di agenti contaminanti da risultare tra le cento città più inquinate al mondo. Una buona parte di questo smog —circa il 40%— era causato dalle emissioni delle 400.000 auto che circolavano sulle sue strade ogni giorno. Erano auto vecchie e inefficienti, per la maggior parte con motori diesel. La scarsa offerta di mezzi pubblici non era d’aiuto. Una parte significativa delle emissioni era poi legata ai consumi energetici domestici, specialmente al riscaldamento che veniva alimentato a legna e a carbone. Inoltre la geografia della città, un’ampia valle stretta tra le catene montuose delle Ande e la Cordigliera della Costa, non favoriva e non favorisce la circolazione dell’aria. Così, nei mesi invernali, la città era avvolta da una coltre di nebbia asfissiante. A completare il triste quadro di Santiago, un’amministrazione pubblica particolarmente permissiva non riusciva a trovare soluzioni efficaci al problema dell’inquinamento. La situazione di Santiago era diventata talmente grave che la capitale aveva raggiunto livelli di inquinamento dell’aria paragonabili a Città del Messico e São Paulo —avendo solo un terzo della loro popolazione— e il cui costo stimato era di 4000 morti e 670 milioni di dollari annui.

Negli anni ’90 le prime politiche ambientali 

Ma ben presto sarebbe arrivata l’occasione per imprimere una svolta. Proprio nel 1990, l’anno della caduta della dittatura di Pinochet, il governo creò un piano per la riduzione dell’inquinamento dell’aria. Nel 1994 venne fondata la CONAMA, la Commissione Nazionale per la Protezione Ambientale, equivalente ad un ministero dell’Ambiente. Nel 1997 vennero migliorate le stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, che operavano dal 1988 in maniera pressoché indipendente le une dalle altre, sostituendolo con un database statistico unitario. Vennero inoltre imposti degli standard sulle emissioni delle auto e sulla qualità dei combustibili.

Nonostante gli sforzi, i livelli di agenti inquinanti nell’aria di Santiago continuarono a rimanere alti per tutta la durata degli anni ’90, a circa 60 microgrammi per m3, ben al di sopra dello standard di 20-30 microgrammi/m3 imposto dal Governo cileno e dall’OMS. La crescita demografica iniziata decenni prima controbilanciava le iniziative del Governo, in apparenza vanificando i suoi progetti.

La battaglia continua

Tuttavia, le iniziative per la pulizia dell’aria continuarono ben oltre il 2000, con la sostituzione in massa dei vecchi autobus della città con dei nuovi modelli elettrici e l’innalzamento degli standard di emissione fino a EURO 6. Iniziarono ben presto anche gli investimenti nella mobilità verde, con nuove flotte di bici pubbliche. Grazie agli sforzi continui, il 2004 vide un abbassamento notevole fino a 30 microgrammi/m3 della concentrazione di agenti inquinanti a Santiago, tali da arrivare quasi a raggiungere gli obiettivi del Governo.

Oggi, Santiago del Cile continua a battersi per raggiungere questo traguardo di sostenibilità con la consapevolezza che gli sforzi dovranno perdurare nel tempo, e che la qualità dell’aria della capitale cilena è ancora un work in progress. Ma la differenza rispetto al passato è evidente grazie a un’adeguata politica ambientale che sta restituendo una boccata d’ossigeno alla popolazione.

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