L’Albero di Natale è in arrivo ma, sarà vero o finto?

Le discussioni sulla scelta dell'albero di Natale non conoscono fine. Se è vero e poi lo buttiamo feriamo la natura, se è finto inquiniamo per secoli...

Free picture (Christmas tree with gifts. Children drawing.) from https://torange.biz/christmas-tree-gifts-children-drawing-18651

Ci arriva un Comunicato Stampa dei Florovivaisti Italiani che tratta  un argomento cruciale in questo periodo Natalizio: l’ALBERO di NATALE.

Giorni di dilemma e discussioni, questi, nelle famiglie italiane: lo prendiamo vero o finto?

La disputa si svolge incredibilmente tra “ambientalisti” e “ambientalisti“. Sembra uno scherzo ma è proprio così.

Per anni abbiamo pensato di fare un regalo al pianeta se non avessimo contribuito alla su natalizia “deforestazione”. Abbiamo immaginato boschi e pinete che nottetempo venivano saccheggiati. Abbiamo guardato con giusto orrore quegli abeti che a fine feste, completamente ingialliti e SENZA RADICI finivano nella montagna dei rifiuti.

I Florovivaisti finalmente ci spiegano: ” Fortunatamente –dichiara il presidente dell’associazione, Aldo Alberto- la sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità ha aumentato la domanda per gli abeti naturali, cogliendo di sorpresa persino i produttori, tra i quali molti giovani che stanno ripristinando il florovivaismo nelle zone montane per soddisfare questa fetta di mercato in crescita.

Gli alberi italiani sono generalmente abeti rossi, diffusi soprattutto nelle Alpi orientali, e gli abeti bianchi dell’Appennino. In Italia la produzione si concentra in Toscana e in Veneto ma il nostro obiettivo è arrivare competere con la Germania, dove la coltivazione di abeti di Natale arriva a quasi 20 milioni di alberi prodotti”.

“E’ importante –sottolinea Alberto- combattere le fake news e ricordare ai consumatori che gli abeti natalizi non vengono sradicati dalle foreste ma provengono da aziende vivaistiche dove sono coltivati appositamente per il mercato delle feste e vengono piantati di nuovo, dopo la vendita.

Preferirli a quelli sintetici aiuta lo sviluppo del comparto florovivaistico italiano, incrementando il reddito delle popolazioni che vivono in aree rurali. Importante anche l’effetto benefico sull’ambiente per il contributo alla riduzione della CO2 assimilata durante le loro crescita e per la prevenzione del degrado idrogeologico.

La coltivazione in Italia, oltretutto, garantisce la freschezza del prodotto, in quanto tagliato pochi giorni prima della consegna e sagomato a cono durante tutta la coltivazione per renderne compatte le fronde”; “Dopo l’Epifania si potranno reimpiantare in giardino e chi vive in città e non ha uno spazio verde potrà riciclarlo facilmente, compostandolo in modo che torni terriccio e completi l’equilibrio ecologico o usarlo per accendere il barbecue”.

Noi ci sentiamo di aggiungere che molte catene commerciali, inoltre, promettono di ritirare e curare la sopravvivenza della pianta. Altrettanto desideriamo ricordare ai Florivivaisti che il legno di abete (e pinacee in genere) essendo molto ricco di olii essenziali e resine, se bruciato ancora fresco, è assolutamente deleterio per stufe, camini e soprattutto barbecue. Le resine infuocate si attaccano alle canne fumarie e ai “focolari” provocando non pochi danni.

Sempre per l’Associazione le previsioni sono queste: più di 30 milioni il giro d’affari degli alberi naturali in vendita nei vivai (che non sono mai frutto di deforestazioni).

Ma nonostante il trend positivo, nelle case degli italiani entrano di preferenza ancora gli abeti sintetici (7 su 10 dei 12 milioni di alberi venduti), con un notevole danno per l’ambiente.

Per un albero di Natale di plastica medio (10 kg circa) occorrono 20 kg di petrolio e 23 kg di CO2 emessa nell’atmosfera, alle quali si aggiunge il petrolio che serve al trasporto dalla Cina, da cui viene l’80% di questi prodotti.

Fa impressione quest’ultimo dato:per smaltire un albero sintetico si calcola servano 2 secoli. Che poi sono 200 anni. Noi e quel cin cin sotto l’albero finto non ci saremo sicuramente più ma, la pianta di “petrolio” continuerà ad esistere.

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