Pubblicità diseducativa, bimbi che imbrattano il divano

Feriti al cuore dallo spot di un noto brand di imbottiti che a dimostrazione della sfoderabilità e tenuta ai lavaggi dei propri prodotti "usa" un'ignara bimba in tutta libertà a disegnare sul divano di casa, anzi invita altri minori a fare altrettanto. Accettabile messinscena di vita quotidiana o istigazione al tutto è permesso

Tanto vorrei che il prof Paolo Crepet leggesse e commentasse, anche in sintesi, queste righe di puro dolore sociale. Lui, così attento alle dinamiche genitori/figli, potrebbe chiarirmi se ho una visione scorretta o meno dell’argomento. Mi riferisco ad uno spot pubblicitario che con grande insistenza ammorba ogni programma. Anche se non faccio il nome del mandante sono certa che il brand in questione vi apparirà subito chiaro. Non si parla della qualità del prodotto ne’ delle offerte perenni e presentate come se non ci fosse un domani, ma dello spot in sè che mi ha colpita sia per la dinamica sia e, soprattutto, per il messaggio trasgressivo/permissivo che vuole imporre.

Ambiente: sala da pranzo di una famiglia alto-borghese (forse un po’ artificiale, ma qui sta il contrappasso), stoviglie impeccabili e disposte al meglio, fiori fra i commensali; Personaggi seduti intorno al tavolo: una coppia non più giovane, una fanciulla (la figlia?), un cappellone sbrindellato (il compagno della figlia?) e una bimba piccola che se ne sta da un’altra parte: subito la pensiamo attaccata al cellulare o ad altro apparecchio elettronico capace di zittirla, sbagliato: la pupa, appoggiata sul divano (chiarissimo) fra fogli, pennarelli e matitoni disegna. Metodo Montessori? Assolutamente no, perché la piccina non disegna sui fogli ma direttamente sul divano; paralisi dei nonni, sorrisone della piccola; attimo di gelo e il (presunto) padre permissivista risponde in agghiacciante slang capitolino che tanto le fodere si possono lavare, e allora che problema c’è.

Naturalmente, su questo spot è partita la polemica e le critiche non si sono fatte attendere: pubblicità diseducativa perché normalizza, praticamente ogni gesto trasformando una trasgressione in creatività liberatoria. E anche il cappellone è un chiaro flash di realtà che non sanno adattare a situazioni ed ambienti diversi dal proprio habitat quotidiano.

Questa è la morale del quadretto. Non dobbiamo capitolare davanti alla facilità con cui tutto si lava, tutto si smacchia e tutto si cancella

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