Scuola: caos a Roma, presidi disorientati per la mancanza di aule, distanziamento, green pass

Mancano 3000 aule, difficile garantire il metro di distanza, il problema dei tamponi e delle entrate diversificate. Emorragia dei professori dagli istituti privati

II controllo del green pass, le fasce di ingresso, i trasporti, le classi pollaio, i prof in quarantena, i banchi biposto da recuperare: le lezioni nel Lazio ripartono il 13 settembre, ma sono ancora molti i nodi non sciolti che preoccupano i presidi, che stanno già affrontando la prima ondata di mail da parte dei genitori sull’organizzazione in classe visto che è stato abolito, e ora è solo raccomandato, il metro di distanza. Il Corriere della sera ha interpellato alcuni presidi degli istituti del Centro e della periferia: dovunque problemi e interrogativi.

Perché, alla fine, la vera incognita che temono i dirigenti è appunto quella legata al venir meno di una delle misure fondamentali per contenere il contagio, il distanziamento: “Almeno il 60/70% delle scuole – dice a ‘Il Corriere della sera’, Mario Rusconi, presidente dell’associazione nazionale presidi di Roma – difficilmente riuscirà a garantire il distanziamento tra i banchi”.

Nel Lazio, considerando il distanziamento, mancherebbero tremila aule. Alcune scuole, come il Visconti di piazza del Collegio Romano, si sono appoggiate al Vicariato e cosi tra banchi monoposto e nuovi spazi riusciranno a mantenere il metro “da bocca a bocca”, altre invece strutturalmente non ce la faranno.

Per esempio il preside Danilo Vicca dice già che nel suo Istituto d’arte Enzo Rossi, (Tiburtino) solo in nove classi su 46 riuscirà a garantire le distanze, quindi laddove non basteranno i monoposto dovrà riesumare i banchi doppi dal deposito: “Riceviamo già le prime mail di genitori preoccupati che chiedono come stiamo organizzando i banchi – spiega – e anche per il fatto che i ragazzi dovranno indossare la mascherina per cosi tante ore”.

Almeno sette ore, in questa scuola, e quindi bisognerà cercare il modo di distribuirle e farle cambiare nell’arco della giornata. Claudia Sabatano, al liceo scientifico Cavour, sta lavorando per mantenere le distanze il più possibile: “Tenteremo di sdoppiare soprattutto le prime classi che sono più numerose, anche con 28 alunni, cosi in 14 saranno seguiti dal professore e gli altri ragazzi collegati in video in una classe vicina con un sorvegliante”.

Più del green pass Sabatano teme l’equiparazione della quarantena alla malattia: “I docenti con più classi possono restare in quarantena anche per due mesi – spiega – e se la quarantena è considerata malattia come si potrà chiedergli di attivare la didattica a distanza? Questa disposizione dell’Inps spero verrà rivista”.

All’Istituto Salvini ai Parioli il preside Roberto Gueli conta su «banchi monoposto e mascherine sempre indossate». Il Talete di Prati, strutturalmente piccolo e ogni anno “costretto” a respingere almeno un centinaio di iscrizioni, come l’anno scorso ricorrerà agli spazi dell’Istituto Nazareth di Cola di Rienzo: «II nostro è un liceo storico e richiestissimo per un quartiere popoloso senza uno scientifico, servirebbe un edificio adeguato».

Sul green pass Vicca non vuole preoccuparsi perché “è assurda oltre che infattibile la modalità di cui si parla adesso: nessuno può pensare che riusciremmo a controllare tutti gli insegnanti ogni mattina, oltretutto in orari diversi. Mi aspetto che ci siano chiarimenti”.

Lo spera anche Valeria Sentili, dell’istituto comprensivo Morvillo a Tor Bella Monaca: “Ho quattro plessi e 200 professori da controllare, che per di più da contratto dovrebbero essere in classe cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni: se non ci consentono di sapere quando scade il green pass così da non doverlo verificare ogni giorno è una follia”.

Poi c’è la questione dei trasporti. Rusconi si dice “profondamente deluso per il ritorno, anche quest’anno, delle entrate diversificate: penalizzano sempre la scuola e mai gli uffici o le aziende”.

L’Ufficio scolastico regionale ha chiesto tre fasce d’ingresso – alle 8, alle 9,40 e alle 10 – e in questi giorni la Regione sta valutando la proposta. Se non verrà accolta, resteranno i due orari d’entrata dell’anno scorso, le 8 e le 10.

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