Un medico di base, un’infermiera di comunità, gli specialisti, il punto prelievi, il CUP e i servizi sociali: tutto nello stesso posto, accessibile senza dover attraversare mezza provincia. È questo il modello delle Case di comunità, e oggi il Lazio ne ha aggiunte due alla sua rete: Subiaco e Tivoli, inaugurate dal presidente Francesco Rocca nel territorio della Asl Roma 5.
La struttura di Subiaco, in Largo Mazzini, ha richiesto circa 560mila euro di lavori – inclusi 125mila per il potenziamento della Centrale operativa territoriale – mentre quella di Tivoli, in piazza Massimo, ha assorbito circa 750mila euro. Entrambe sono state finanziate nell’ambito del PNRR e hanno subito una rifunzionalizzazione profonda: nuove partizioni interne, impianti elettrici e idrici completamente rifatti, sistemi di climatizzazione e ventilazione meccanica ad alta efficienza. Non semplici rattoppi, ma edifici ripensati da capo.
L’offerta di servizi è ampia e pensata per ridurre la necessità di recarsi in ospedale per prestazioni che possono essere erogate sul territorio. A Subiaco sono attivi ambulatori di cardiologia, pneumologia e diabetologia, consultorio familiare, centro vaccinale, screening oncologici e assistenza domiciliare integrata, servizi particolarmente preziosi per un territorio di area interna, dove le distanze contano. A Tivoli l’offerta si allarga ulteriormente: dalla dermatologia alla neurologia, dalla diagnostica per immagini agli ambulatori infermieristici, con un assetto multidisciplinare che copre quasi tutte le esigenze di primo e secondo livello.
Le inaugurazioni seguono quelle recenti di Zagarolo e Palombara Sabina e si inseriscono nel piano regionale che punta a portare a regime tutte le 130 Case di comunità del Lazio entro giugno. “Un altro tassello della buona sanità che stiamo costruendo”, ha detto Rocca.