Alitalia, Poste e lo Stato padrone. Ma conviene?

Si torna a parlare del gruppo pubblico quale braccio operativo per ri-nazionalizzare Alitalia. Nel 2014 l'operazione produsse dissensi tra società e governo. E ora?

In un modo o nell’altro, tutto ritorna. Anche la nazionalizzazione di Alitalia attraverso Poste. Allora, era il 2014 e alla guida della società di recapito c’era Francesco Caio. I quale lasciò la guida del gruppo pare per il dissenso con l’allora premier Matteo Renzi proprio per contribuire al salvataggio di Alitalia.

Oggi ci risiamo, forse. Poste da questa mattina sconta le indiscrezioni de La Stampa di sabato secondo cui il governo intende reperire gli 1,2 miliardi di euro necessari a nazionalizzare Alitalia in Cdp, FS e Poste Italiane. Come noto il governo legastellato vuole riportare Alitalia dentro il perimetro pubblico, con lo Stato azionista di riferimento al 51%. Il titolo in Borsa comunque non ha gradito (-0,6%).

Il fatto è che in ballo c’è molto più di una nazionalizzazione. Anzi, di una ri-nazionalizzazione. C’è in ballo il destino dell’aeroporto più grande d’Italia, Fiumicino. Una compagnia privata avrebbe garantito investimenti all’altezza, sarà così anche in caso di intervento statale.

Intanto, la fame di piloti investe anche Alitalia che, in attesa di conoscere il proprio futuro, cerca allievi piloti da inserire in organico, previa selezione e successiva ammissione alla Scuola di Volo Alitalia, per frequentare un programma formativo della durata di 18 mesi.

Il corso, che terminerà nel 2020, si svolgerà in parte presso il Centro di Addestramento della compagnia italiana a Fiumicino e in parte presso una scuola di volo di Roma, dove sarà effettuato il periodo di addestramento in volo, che avrà una durata di 6 mesi. Gli allievi che supereranno il programma per diventare Piloti Alitalia con successo potranno conseguire i brevetti Multi Pilot Licence, rilasciati dall’Ente Nazionale Aviazione Civile.

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