Body shaming, la spiaggia è il suo regno

L'estate e la spiaggia sono il vero doloroso regno del body shaming che porta tanti problemi a chi ne è oggetto. Non attenersi ai diktat imposti dagli standard e sapersi accettare per come si è può salvarci

Non c’è niente di peggio dell’estate, con le sue conseguenti nudità, per chi non è in pace con il proprio corpo e con gli standard imposti dalla moda e dalla società.

La spiaggia diventa un amplificatore di ogni singolo difetto e per chi soffre di disistima o di una forte emotività la percezione del proprio corpo può diventare un incubo.

In questa società è assolutamente importante rispettare determinati ideali corporei dettati dai media, dalla TV, dai continui solleciti social e da quello che ci trasmettono le passarelle che si trasformano in un costante imperativo.

Secondo King Lagerfeld non era ammissibile una donna (non una modella) che superasse la taglia 38!

Le statistiche ci dicono che il sovrappeso sta dilagando e la guerra fra la pancia che aumenta e gli stereotipi della magrezza a tutti costi creano un divario incolmabile e una sofferenza indicibile.

Attraversare in costume la spiaggia ci fa immaginare mille e un commento sul nostro fisico. E’ un vespaio che ci sembra provenire da ogni ombrellone e da ogni sdraio e che genera il noi il tanto discusso body shaming, ossia la critica senza se e senza ma sulla nostra apparenza.

Non occorre essere Vip per parlare del problema perchè in realtà i commenti su chi “sfila” vengono automatici e finchè restano appena sussurrati fra un lettino e l’altro sono solo gossip da due lire. Il dramma è quando si impadroniscono della carta stampata e del network, quando il sussurro diventa un vociare dai toni troppo alti.

Per i più giovani e meno forti questo può diventare uno sconfinato problema che può portare alla vergogna di sé, alla anoressia o peggio ancora all’atto estremo del suicidio perchè non sentirsi accettati equivale al non accettarsi.

Il far vergognare qualcuno per le proprie apparenze (body shaming) è un atto del tutto gratuito e che può avere ripercussioni gravissime, senza contare che i denigratori non sono mai, in prima persona, privi di difetti.

Uno dei più comuni body shaming è il “fat shaming” che prende di mira rotolini e rotoloni di grasso tanto che alcune persone che non possono cancellarli preferiscono arrivare e stare in spiaggia semivestite.

Quest’anno poi, per le donne, tanga e perizoma imperano e le natiche al vento spopolano anche dove non dovrebbero e con questa moda, ovviamente i commenti si sprecano.

Il far provare vergogna ad una persona per com’è equivale ad un atto di bullismo bello e buono passibile anche di ammenda.

Il problema è quello di non sapersi esenti da difetti e da mancanze in modo tale da applicare la buona regola dell’inclusività capace di allontanarci da uno standard ritenuto ideale e spostando la nostra attenzione sull’accettazione di sé e degli altri, elevando la nostra autostima e il nostro amore per noi stessi.

 

 

 

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