Cinghiali, la colpevole vergogna dell’inefficienza capitolina

I cinghiali hanno preso alla fine possesso della Città. La gente ha paura e gli attacchi si moltiplicano. Arriva anche la peste suina. In tanti anni il problema non è stato nemmeno affrontato e tanto meno risolto. Ora, forse, arriva l'assurda pecetta delle recinzioni ai secchioni. Vergogna

La cosa che più sconcerta nella questione dei cinghiali a Roma è il tempo biblico che è passato dal primo avvistamento, ad oggi senza che NULLA sia stato fatto.

Se n’è parlato fino allo sfinimento e mille e una foto o video  hanno invaso i social.

Questo è il vero problema degli ungulati: la totale colpevole assenza di piani concreti studiati e applicati per contenere e risolvere il disastro, ampiamente preannunciato e prevedibile nel suo decorso.

Ai tempi la colpa dell’invasione dei cinghiali ricadde, anche per ragioni politiche, sulla spalle della Raggi che, politica a parte, in realtà non ha mosso un dito. E 5 anni di inazione sono tantissimi per animali che si riproducono così tanto e velocemente da diventare invasivi e nocivi per l’uomo.

Ora con questo sospetto caso di peste suina le cose si fanno più pesanti e stringenti e una decisone reale va presa e alla svelta.

Dal Campidoglio esce la proposta di mettere delle recinzioni intorno ai cassonetti per evitare che gli animali possano razzolare fra i rifiuti.

Ma questi esperti, per assurdo assunti a bella posta, hanno l’ idea chiara e precisa della forza e della capacità demolitiva dei cinghiali? Questi animali sono in grado, in una notte di distruggere interi campi coltivati, scavare buche enormi e stravolgere qualunque ostacolo sul loro cammino.

Le recinzioni sono un nuovo modo di traccheggiare e rimandare, ancora una volta, una soluzione incisiva.

Gli animalisti, poi, si oppongono con tutte le forze  non rendendosi conto dell’intralcio che creano a quella che sarebbe una sostanziale riduzione del problema e cioè l’abbattimento selettivo (previsto dallo Stato e dalla Regione) che porterebbe in breve ad una rapida diminuzione dei capi che ora agiscono in totale libertà.

Non dimentichiamoci che, con l’incubo della peste suina, questo potrebbe essere l’unico modo per salvaguardare interi allevamenti di suini che in caso di infezione andrebbero abbattuti a centinaia di migliaia.

Roma è una Città verde dove l’abitato spesso confina con parchi e boschi che sono i corridoi preferenziali per l’entrata dei cinghiali nelle aree riservate agli uomini.

Non solo la Capitale ma tutta l’Europa sta vivendo questo assalto degli ungulati al quale ogni paese pone un freno con ben altre politiche lontane anni luce dalle nostre previste recinzioni.

Va tenuto anche conto che Roma è sostanzialmente sporca e che non sono pochi i cumuli di monnezza lasciati per strada o ben fuori dai cassonetti.

Riguardo a questo argomento facciamo presente che la regione Liguria da anni ha sostituito gli antichi e ammalorati cassonetti con altri di nuova generazione non raggiungibili dai cinghiali.

Invece di spendere altri milioni per delle recinzioni che lasceranno il tempo che trovano una buona soluzione sarebbe quella di eliminare i vecchi “secchioni” mezzi divelti e sconquassati con qualcosa di più moderno e decoroso. Cosa per altro da tempo promessa e mai realizzata.

 

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