Congedo mestruale: a scuola come sul lavoro

Il congedo mestruale in Giappone esiste dal '47 seguito a ruota da molti altri paesi nel mondo. Per ora in Italia solo il liceo "Nervi-Severini" di Ravenna lo ha applicato dando, speriamo, una spinta alle decisioni del Governo

In Giappone esiste dal 1947 e l’esempio è stato seguito da molti altri paesi nel mondo ma, in Italia il congedo mestruale rimane ancora ai blocchi di partenza.

Questa “assenza” giustificata dal lavoro o dalla frequenza scolastica incontra tali e tanti intoppi da essere ferma ad un dibattito del 2016.

E’ vero che tanti altri problemi affliggono la società e chiedono di essere risolti in breve tempo ma, con l’aumento delle donne che lavorano fuori casa è diventato un argomento tutt’altro che secondario.

Stesso discorso vale per la scuola e mentre ne parliamo il liceo artistico “Nervi-Severini” di Ravenna ha annunciato la rivoluzionaria iniziativa del Consiglio d’Istituto di introdurre per tutte le alunne una sorta di congedo mestruale. Un’assoluta novità ed una vera rivoluzione che fa della scuola la porta bandiera di una scelta che, a filo di logica, doveva essere politica e valida a livello nazionale.

Naturalmente queste assenze vanno seriamente motivate con certificato medico che attesti la presenza di dismenorrea con un attento controllo per evitare abusi e infiltrazione di “furbette”.

I 2 giorni di assenza, nella scuola di Ravenna, non incideranno più sul monte ore massimo di quelle consentite per confermare la validità dell’anno scolastico.

Purtroppo in Italia, anche se da diverso tempo, si parla e si scrive apertamente di endometriosi e dismenorrea questi dolorosi problemi restano confinati nell’angolo buio delle sofferenze femminili e comunque non vengono ancora riconosciuti come fattori invalidanti.

Agli occhi di molti il congedo mestruale si presenta purtroppo come un segno di debolezza ed un serio ostacolo verso la parità e le donne, in primis, sanno di correre il rischio di diventare oggetto di scherno e di monitoraggio continuo del proprio stato; anche da questo nascono i fieri attacchi femminili e femministi all’eventuale proposta di legge che ne intralciano la discussione e negano, nonostante tutto, una reale differenza tra i sessi.

Del congedo potrebbero usufruirne tutte le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato o determinato, subordinato o a tempo pieno o parziale, sia nel pubblico che nel privato impiego. Nei giorni di assenza e salute permettendo si potrebbe pensare di inserire il lavoro agile da casa.

Per sfortuna esiste una frangia di negazionisti (che si va assottigliando) che imputano alle donne quasi una sorta di escamotage per trarne dei vantaggi.

Quando certe patologie saranno acclarate, riconosciute e diagnosticate le donne, piccole o grandi, avranno vinto una battaglia anche sanitaria e gli uomini dovranno riconoscerlo

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