Dietro a Mattarella banane e datteri

Dall'apprezzato discorso di fine anno del Presidente Mattarella alla definizione per l'Italia di Paese delle Banane è stato un tutt'uno. E' bastato che due esimi personaggi intravedessero all'esterno una palma ma riletta, per comodo e insipienza, come un banano

Ultimo dell’anno all’insegna di una dotta diatriba botanica fra sapienti personaggi intorno al focus  palme da dattero e banani.

Questo è il riassunto cinguettante di un Italia che si picca di essere “colta” e politicamente impegnata.

Già perchè il discorso di fine d’anno (e di fine mandato?) del Presidente Mattarella pacato e apprezzabile, pur raccogliendo il consenso della Nazione si impiglia, suo malgrado, nella più beota delle controversie.

La grande colpa del Presidente è stata quella di posizionarsi vicino ad una finestra dai cui si palesavano di quando in quando degli alberi. Immagine suggestiva giocata fra le luci delle cineprese e il buio di un cielo ormai notturno.

E invece no. Perchè secondo l’esimio professor Montanari (storico dell’arte..) la sola sfocata vista delle palme conferma iconograficamente e una volta di più il reale livello da repubblica delle banane del nostro Paese.

Ma non finisce qui perchè dal Quirinale parte l’immediata e pertinente smentita con tanto di lezioncina verde che demolisce il prof.

Dalla seria e inequivocabile constatazione che questa nazione è zeppa di gente che ha tanto tempo da perdere ci viene un moto di sconforto e di rabbia. Non banani ma palme. Gaffe da vergognarsi per l’eternità!

Questi personaggi, per il solo fatto di occupare una posizione di rilievo o di avere un minimo di voce in capitolo, si sentono in diritto e in dovere di intromettersi in ogni fenditura, per quanto insignificante, pur di confermare la propria esistenza.

Una farsa che l’Italia in questo caso proprio non si meritava e che per nostra fortuna non incide in alcuna misura sulle equilibrate parole del Presidente.

Ma tra professori, so tutto io, e portavoce acidini, la nostra discesa infelice si rende ogni giorno più evidente e inarrestabile.

Ci rattrista e ci sconforta che i validi rappresentanti delle nostre istituzioni, salvifici oggi come non mai, vengano, a causa di qualche grullo perditempo, sminuiti e limitati.

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