Fiumi asciutti e trascurati, ripulitura e prevenzione zero

La mancanza di piogge ha ridotto i nostri corsi d'acqua a sentieri di fango secco. Sarebbe il momento di ripulirli per evitare le solite alluvioni quando il meteo cambierà e invece nessuno ci pensa e prende provvedimenti. Saranno drammi quando la pioggia tornerà. Il ministro sta a guardare?

In questi giorni, nel meteo, forse qualcosa cambierà, ma così a macchia di leopardo, tanto da non risolvere niente, anzi forse in qualche caso da far temere il peggio soprattutto per l’agricoltura.

Già perché l’estate 2026 è una somma di calura e siccità che sta portando l’Italia verso deficit idrici più che importanti tanto da rendere i nostri laghi e i nostri fiumi aride distese grigie. I nostri nonni avrebbero preso la palla al balzo e colto l’occasione per dare un bella pulita ai greti dei torrenti, rinforzare le rive, rimuovere tronchi e piante pericolanti e magari piantumare delle specie dalle radici tappezzanti e capaci di frenare il terreno in caso di bisogno. E noi moderni che, praticamente, non vediamo la pioggia da giugno immortaliamo quel fango ormai duro come cemento e grigio come il giorno dei morti, ma non facciamo niente per mettere in sicurezza i corsi d’acqua e le golene che sono una fondamentale barriera idraulica e una prevenzione contro il rischio alluvioni, strutturate proprio per proteggere i centri abitati vicini ai fiumi.

Non c’è l’ombra di una legge su questo argomento, ma evidentemente non c’è nemmeno il buon senso e l’interesse a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Il quadro è indicativamente composto da norme statali + disciplina regionale + regole dell’Autorità di bacino + eventuali vincoli ambientali, che in parole povere vuol dire: tutti fermi perché gli interventi devono essere progettati considerando l’equilibrio sedimentario e gli effetti sugli habitat e seguendo un iter al rallentatore. La magra pare non essere un buon motivo per intervenire, anzi, quando il torrente è quasi asciutto possono emergere maggiormente alcuni problemi ambientali: presenza di pozze residue che costituiscono rifugio per la fauna acquatica, concentrazione della medesima in tratti molto limitati, maggiore vulnerabilità degli organismi acquatici, possibile distruzione di microhabitat e via di questo passo. Di fronte alla remota possibilità che in una pozzanghera residua si possa celare una qualche forma di vita che il passaggio dei mezzi potrebbe disturbare, l’opera di ripulitura si deve fermare. E si ferma, anzi non parte proprio così i grandi filosi dell’ecologia con la coscienza pulita e orgogliosa per aver salvato qualche girino o peggio qualche esemplare di fauna aliena assisteranno, forse (ma dio non voglia) ad una alluvione tipo quella che colpì nel 2023 l’Emilia Romagna con migliaia di persone sfollate, campi e colture distrutte e case inagibili. La causa allora fu attribuita, sicuramente alle precipitazioni intense, ma anche se non soprattutto all’incuria dei corsi d’acqua.

Gilberto Pichetto Fratin è il ministro che dovrebbe sovraintendere all’ambiente e alla sicurezza energetica (MASE) e tra le cui competenze rientrano difesa del suolo, rischio idrogeologico, gestione dei distretti idrografici e coordinamento delle Autorità di bacino e allora caro ministro, nell’augurarle buone vacanze, la convochiamo alla presenza della nazione che rappresenta, non a prendere badile e stivali, ma ad intervenire su questa tragica faccenda che rischia di diventare rischio estremo, per adesso e per lungo tempo, per l’Italia tutta

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