L’IA cresce e la paura di essere sostituiti è reale

L'IA avanza e travolge certi tipi di lavoro. L'America ha già iniziato i licenziamenti e la paura che le proprie competenze diventino inadeguate è reale tanto che si creato un nuovo acronimo FOBO

E’ stata persino creata una definizione per questa nuova paura che, imprevista, striscia fra le scrivanie: FOBO (fear of becoming obsolete) che significa aver paura che le proprie capacità/competenze siano sull’orlo della decadenza e quindi dell’inutilità, davanti all’avanzare dell’IA.

L’hanno già provato sulla pelle circa 55.000 lavoratori americani che nel 2025 sono stati licenziati con una motivazione chiara e netta legata all’IA.
Per ora un fenomeno minoritario rispetto ad altre cause (fusioni, crisi economiche, ecc) ma che ci viene incontro con tanta forza per l’impatto che potrà avere in un futuro anche prossimo: difatti gli studi presentati al World Economic Forum dicono che entro il 2030 il 39% delle attuali posizioni dovranno subire profonde modifiche se non essere direttamente giudicate sorpassate. E’ una nuova tegola che si abbatte sui lavoratori già abbastanza provati dall’impennata del costo della vita, dal problema casa e dalle nubi nere che si alzano da guerre non certo volute.

Diceva il Sommo Poeta: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, imprescindibile esortazione che accogliamo, ma quando vediamo che la famosa terzina è stata collocata, con tutta la sua storia, in un canto dell’Inferno, beh qualche tremore ci scuote.

Fin qui un assaggio di tragedia, ma dobbiamo, però, pensare che storicamente, ogni rivoluzione tecnologica ha: eliminato alcuni lavori e creato nuovi ruoli e che il nostro tempo si deve confrontare con continui e rapidissimi terremoti tecnologici che tanto ci danno ma che ci impongono costanti fatiche mentali di adattamento e di adeguamento.

L’IA che avanza ci pone proprio davanti alla ricerca di questa nostra capacità di “ristrutturazione” del sapere e dell’agire, perché chi si oppone resta indietro e diventa il perdente di turno. Non è facile, soprattutto, quando non si è freschi di studi, non si ha avuto l’accortezza, la possibilità o la volontà di aggiornarsi, eppure questo ci viene richiesto, per non dire imposto e l’autoesclusione non ci giustifica.

Per ora i lavori più a rischio sono quelli che comportano attività ripetitive, prevedibili e digitalizzabili: call center, supporto clienti semplice, traduzioni semplici, mentre sono meno a rischio le posizioni che non possono prescindere dall’empatia, dalla presenza umana e dalla creatività che sempre ci distinguerà da una macchina o da un’informazione asettica e remota. Stiano sicuri: psicologi, insegnanti, elettricisti, idraulici e infermieri.

In questo momento di transizione, per molti, sarebbe opportuna una cooperazione fra le nostre capacità e l’IA, imparare ad usarne le potenzialità e capire cosa può/non può fare e mantenere prioritario il nostro pensiero critico, la capacità di comunicare e di  gestire le persone

 

ps: la foto è stata realizzata dall’IA seguendo i suggerimenti e le richieste dell’autore

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