Il vino annacquato, ultimo progetto UE

La UE non capisce niente di buoni vini e propone di allungarli con l'acqua. Questa è una frode legalizzata che attacca il made in Italy

Ormai è evidente: la UE ha grossi problemi con gli alcolici in genere; soprattutto con il vino e soprattutto con quello italiano.

L’ultima proposta UE è quella di abbassare il grado alcolico nelle bevande e per far questo dà la stura alla possibilità di annacquare il prodotto.

Un’idea a dir poco peregrina e pericolosissima che avvalla, di fatto, la sofisticazione alimentare.

Di bevande dealcolate già se ne trovano in commercio ma non possono certo fregiarsi della denominazione d’origine.

E di sgambetti al nostro vino la UE ne ha diversi nella sua botte. Vediamone alcuni: per i paesi del nord è già consentita l’aggiunta dello zucchero per aumentare la gradazione del vino e renderlo quindi più “forte” e piacevole. Questa pratica (biechissima) è per altro vietata in Italia e in molti altri paesi.

Ma fra gli orrori brilla di luce sinistra la libertà della produzione di vino “senza uva” ovvero prodotto dalla fermentazione di altre tipologie di frutti dal ribes ai lamponi e che comunque è ad oggi autorizzato a chiamarsi “vino”.

Tutto va a scontrarsi con i disciplinari dei vini a denominazione d’origine che prevedono un “titolo alcolometrico minimo” al di sotto del quale quel determinato vino non può fregiarsi della denominazione d’origine. Questi disciplinari valgono per l’Italia e per molti altri paesi UE.

Non osiamo immaginare a che sorta di maneggi e imbrogli potrà portare questa assurda politica!
Queste azioni di stravolgimento del prodotto enogastronomico potranno in poco tempo colpire qualsiasi alimento/bevanda.

Ed ecco che, chiudendo il cerchio degli inganni alimentari, la UE arriverà ad autorizzare la libera circolazione del PARMESAN POP o dell’olio d’oliva EXTRA VERGINE fatto con olio esausto raffinato.

Capiamo, da queste pensate che, alla UE poco importa di incrementare e agevolare l’agricoltura e il made in italy, in particolare e che l’ultimo pensiero di Bruxelles sia la salute e e la buona forma dei suoi turlupinati sudditi.

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