La guerra oscura il Covid

Abbiamo messo in secondo piano il problema Covid presi come siamo dalla guerra in Ucraina. Ma l'attenzione alla malattia deve tornare e restare forte e sempre presente. Si prevede un autunno difficile

“Recenti indagini – spiega Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici famiglia (Fimmg) – collocano il Covid, tra i problemi su cui pongono attenzione gli italiani, tra il decimo e il ventesimo posto, mentre la guerra è tra i primi, seguita dai problemi energetici, economici, politici…”.

L’effetto delle immagini della guerra in Ucraina, ormai ci travolge e stravolge ogni altra capacità di ordinare con logica qualunque diversa situazione. Anche le scelte del governo facilitano, con questo improvviso “liberi tutti” il confinamento nell’ombra del problema Covid e la sua continua ascesa.

Non dimentichiamo che le nuove varianti Omicron2 e Xe sono le più facilmente trasmissibili, che la terza dose che purtroppo diversi di noi non hanno fatto sta per esaurire la sua carica protettiva e che ben pochi italiani sono favorevoli ad una quarta.

L’estate con l’aumento delle temperature ci fa immaginare un periodo di relativa tranquillità infettiva ma l’autunno dovrebbe fin da ora farci paura; scuole riaperte e mai provviste degli impianti Vmc (Ventilazione meccanica controllata), ritorno al chiuso per le consumazioni in bar e ristoranti, la riduzione dello smart working con il ritorno in presenza negli uffici, mezzi di trasporto a pieno carico.

La miriade di reinfezioni Covid invece di spingerci ad una maggiore attenzione, consci che la copertura vaccinale si sta affievolendo in ognuno di noi, non ci impressiona più di tanto e nella nostra mente, oberata da tanti altri problemi, sembra davvero toccarci quanto una semplice influenza.

Dobbiamo guardare in faccia la realtà e lasciare che i numeri delle nuove infezioni ci portino a ragionare seriamente.

Solo l’altro giorno (9 aprile) i nuovi casi sono stati circa 94.000! Cifre che fino all’inizio della guerra ci avrebbero messo paura e doverosa preoccupazione.

Sempre Silvestro Scotti aggiunge: “Nel momento in cui cala la tensione sul tema, la comunicazione si concentra su elementi diversi da quelli della scienza o i messaggi non sono chiari e si ha una ripercussione anche sull’adesione vaccinale. La fine dell’emergenza non significa fine della pandemia, questo forse non sempre è stato recepito”.

In effetti i media hanno confinato il Covid fra le ultime notizie e l’aver cancellato il report quotidiano, forse, non è stata una scelta positiva.

D’altronde quello che sta accadendo a pochi km da noi e la continua minaccia di un’espansione del conflitto, di un nostro conseguente coinvolgimento e lo spettro del ricorso ad armi non convenzionali se non addirittura nucleari non può che essere un colossale polo d’attrazione del nostro interesse.

Ma nonostante tutto dobbiamo trovare l’intelligenza di far convivere fra le nostre priorità l’attenzione alla politica mondiale ma sullo stesso piano deve spiccare la coscienza che il Covid è ancora qui ed è pronto a colpire senza soluzione di continuità.

 

 

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