Le stragi del sabato sera non finiscono mai

La tragedia di Senago con la morte dei minorenni ci riporta indietro col pensiero alle famose stragi del sabato sera quando i ragazzi usciti dalle discoteche e sballati da suoni, da luci, dall'alcol e dalle sostanze si mettevano sulle strada del ritorno e troppo spesso finivano coinvolti in gravissimi incidenti. Roma non si sottrae all'infernale conteggio

Dopo la tragedia di Senago nel Milanese qualunque considerazione di carattere fisico-tecnico, come velocità, energia cinetica o sistemi di sicurezza dell’auto stessa, diventano vuote argomentazioni che finiscono sul ciglio di una strada, di un ponte o di un canale.

Quando 9 ragazzi di 17 e 18 anni salgono su un’utilitaria omologata per 5 e percorrono le strade del ritorno fra risa, canti, e effetti dell’alcol, in quell’ora che sta fra la notte e l’alba, nessun argomento tecnologico può reggere.

Parto dalle morti di Senago per affrontare il problema delle “stragi del sabato sera”, come si definivano anni fa e che ormai sono diventate così frequenti da non essere nemmeno più etichettabili.

Roma non è affatto esente da questo triste fenomeno, anzi è storicamente una delle regioni più colpite da queste tragedie, soprattutto per il fascino attrattivo che esercita la capitale e tutta la sua area metropolitana con la presenza di importanti arterie stradali ad alta percorrenza: il Grande Raccordo Anulare, la Pontina, la Cristoforo Colombo, la Tiburtina, la Casilina e l’Ostiense. Roma concentra la maggior parte degli spostamenti notturni del Lazio e registra il maggior numero di incidenti stradali della regione.

Vogliamo far finta di non sapere quanto si corre sull’Ostiense o sulla via del Mare e in che condizioni sono quelle strade: tra asfalti semidistrutti, radici di alberi che paiono dossi e guard rail mai messi in regola? Proprio queste sono concause, ben note a chi di dovere e origine di troppe morti che finiscono dimenticate, sempre da chi di dovere. Ma come ulteriori concause di questi massacri dobbiamo aggiungere: la giovane età del conducente e dei passeggeri, l’innamoramento per le uscite notturne, la velocità elevata o non adeguata alle condizioni, la distrazione e il rimbambimento generato da suoni e luci e sempre più spesso l’uso di alcol o di altre sostanze. Il conducente di Senago, ad esempio è un fresco neopatentato e quindi ad alcol 0,00, così come i minorenni deceduti ma la realtà, dopo alcuni esami, si è rivelata ben diversa.

Pare, che in molti ragazzi, compiuti i 18 anni, scatti la convinzione che qualunque legge, possa essere irrisa e infranta. Dietro alle mattanze di giovani e giovanissimi c’è spesso il sottile potere della trasgressione, ma gli psicologi parlano di una complessa combinazione di ricerca di emozioni, pressione del gruppo, percezione alterata del rischio e difficoltà a valutare le conseguenze delle proprie azioni. Quante fragilità e quanta immaturità si nascondono nel voler diventare padroni della notte e delle strade.

Le stragi del sabato sera non sono considerate soltanto un problema di circolazione, ma anche un fenomeno sociale legato ai comportamenti a rischio. Per questo la prevenzione dovrebbe puntare su sanzioni forti, ma anche e soprattutto sull’educazione stradale, sulla promozione del “guidatore designato” e sull’uso di trasporti alternativi per il rientro notturno. Nel 2008 furono istituiti come prova i servizi di bus navetta dedicati al rientro dei giovani dai locali e si chiamavano “Bus by Night”, diedero un ottimo risultato e quindi scomparvero.

E poi queste famiglie permissive/menefreghiste che consentono a dei quasi bambini di uscire la sera senza controllo, senza sapere ne’ per dove ne’ come e con chi e di rientrare, nei casi fortunati, a giorno fatto. A questo punto ci domandiamo: a chi dobbiamo chiedere conto di tanti fiori sbiaditi sulle nostre strade: solo al dissesto dell’asfalto, solo a una prevenzione inadeguata o a un’educazione familiare troppo lassista e inetta?

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