Rave viterbese, dov’era la polizia postale?

Tirare le somme sul rave di Viterbo fa piangere. Soprattutto per l'evidente incapacità di chi doveva sorvegliare la rete di messaggi e l'impressionante via vai di veicoli nella zona

Adesso che il rave party del Viterbese si è praticamente sciolto restano: 30 ettari di terra distrutti dall’impatto con le migliaia di partecipanti, 1 o 2 morti, alcune denunce per stupro e molestie sessuali, montagne di rifiuti, il sospetto, logico, che il Teknival Space Travel sia stato un cluster di Covid e un’infinità di polemiche il cui strascico promette di durare molto di più dell’evento abusivo.

Polemiche che, nella sostanza, hanno tutto il diritto di essere espresse.

Il rave ha sconvolto la Tuscia, l’Italia e le forze politiche.

Gli attacchi al ministro dell’Interno Lamorgese sono stati durissimi ma noi ce ne teniamo fuori perché la nostra attenzione si fissa, più a monte, sull’assoluta inadeguatezza e sull’incapacità di quelle istituzioni che per prime dovrebbero intervenire e ridurre al minimo la possibilità che questi ripetuti eventi incidano in modo così violento e pesante sul bene della società.

Questa adunata tecno intorno al lago di Mezzano poteva, a parer nostro, essere “intercettata” e quindi sfoltita in tempo.

E’ evidente che il Lazio e la Capitale, in questo momento, sono ben poco protette tanto da consentire attacchi hacker e assembramenti di vario tipo.

E’ palese che la nostra regione viene scelta con cura e con la certezza che, ormai, siamo attaccabili in ogni momento e in ogni modo.

Per quanto riguarda il rave, sappiamo dai media, che gli “inviti” sono corsi veloci sulla rete tramite Telegram, una delle 10 app più scaricate al mondo, quindi con modalità abbastanza comuni e rintracciabili.

Ecco che il nostro dito punta diritto su quelli che dovrebbero essere i controlli postali e di rete.

Non abbiamo in Italia, forse, una Polizia postale? e possibile che non si sia accorta del fitto scambio di messaggi, per altro, molto precisi visto che sono riusciti a far giungere a destinazione quell’ immenso numero di persone?

Ecco da dove è partita la nostra incapacità logistica, di pubblica sicurezza, di salvaguardia del patrimonio, dell’ordine e del decoro.

Hai voglia star qui a recriminare, a dar contro alle forze dell’ordine e alle istituzioni. Ormai la frittata era fatta!

E possibile che nessun vigile urbano o casellante o addetto al traffico si sia accorto dell’immane carovana di furgoni, auto, tir che convergevano su quella zona così fuori mano?

La vera “colpa” del disastro del lago di Mezzano sta nell’incapacità di quei nuclei operativi che dovevano stare di guardia e che forse non sono stati in grado di capire l’entità del problema.

 

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