Il dissesto romano è qui sotto gli occhi di tutti e prosegue, giorno dopo giorno, la sua fatale avanzata; intanto il cambiamento climatico butta sulla Capitale tremende secchiate d’acqua e i due fattori uniti creano una tragica e distruttiva realtà.
In questo ultimo periodo non è passato giorno senza che le cronache riportassero: frane, cedimenti, smottamenti con morti e intere famiglie evacuate.
Che gli dei vogliano punire questa Città per la scarsissima manutenzione del territorio e per lo sconsiderato impeto costruttivo? Forse si perchè i tanti doni che le hanno fatto inizialmente non vengono trattati con la cura e la gratitudine dovute e, anzi, pare che il massimo impegno delle autorità competenti sia quello di languire fra: discontinuità amministrativa, burocrazia, scarsa manutenzione e infiniti tempi di progettazione.
Non possiamo addossare l’intera responsabilità ad una singola amministrazione, ma resta il fatto che 50 anni, circa, di inadempienze hanno fatto della Città Eterna una città vulnerabile, soggetta a qualunque nuova malora, dove ogni intervento (sporadico e lento) pare un un’infiorettatura che nasconde le vere e annose magagne.
Roma sorge su un terreno tufaceo e argilloso con colline instabili, ripidi pendii e acque sotterranee, aggiungiamoci anche il lungo percorso del Tevere e dei suoi affluenti che erodono gli argini infiltrando la loro acqua nel sottosuolo e capiamo subito quanta fragilità ci sta intorno.
Ricordiamo alcuni fra i più eclatanti casi di dissesto cittadino: Febbraio 2018: crolla un tratto di strada in via Lattanzio (quartiere Balduina) con l’evacuazione di diverse famiglie, la causa? stavano, senza nessuna precauzione, scavando in profondità nell’ambito della costruzione di un nuovo complesso residenziale. La strada tornò utilizzabile solo dopo alcuni mesi, ma il ripristino completo e le questioni legate al cantiere andarono avanti molto più a lungo. Altro caso,irrisolto, è una parte dei Parioli costruita su terreno franoso mai consolidato e dagli anni 2000, quando si verificò la grande e paurosa frana, ad oggi è tutto un susseguirsi di: cedimenti di muri di contenimento, smottamenti localizzati lungo strade in pendenza e agli immancabili problemi legati a lavori edilizi e scavi. Molti quartieri collinari come Balduina, Monte Mario, Parioli, Aurelio sono stati edificati intensamente tra gli anni ’60 e ’80 e spesso si è costruito su versanti già noti per instabilità. In più i muri di contenimento sono stati lasciati senza manutenzione strutturale.
Se passi sotto certe costruzioni dei Parioli vedi delle reti, ormai invase dalla vegetazione, a contenimento di un terreno impervio e franoso; pochissimi metri più in là, quasi a strapiombo sul nulla sorgono i condomini.
La frenetica espansione edilizia del dopoguerra e non solo non ha volutamente tenuto conto nè della precarietà di certi terreni, nè dei sistemi di drenaggio, nè di adeguati lavori di messa in sicurezza di costoni e pareti a strapiombo. Le carenze manutentive e i costanti ritardi degli interventi hanno creato una situazione di pericolo ormai quotidiano. A chi dare la colpa? a tutti e a nessuno perchè i decenni di scelte senza strategie preventive, l’ignoranza del degrado nelle aree a rischio geologico e l’incapacità di interventi di base e protettivi per la Città pesano e peseranno sempre di più sulla solidità di Roma e di chi la abita.