Second hand e il boom dell’usato

Boom dell'usato in qualunque campo e in ogni settore merceologico. La moda second hand è diventata un trend da esibire senza vergogna. I nostri armadi chiedono di essere alleggeriti e così la compra-vendita diventa abituale. Ne fanno le spese i negozi su strada

Boom del second hand che da attività da passare sotto silenzio si è elevata a trend di moda.

Tutto può essere di seconda mano ma noi ci occupiamo, non tanto delle categorie merceologiche quanto dell’atto in sè e con un occhio di riguardo all’abbigliamento e agli accessori.

Roma (e il Lazio) salgono sul podio degli scambi nel mondo dell’usato. Si dice che con questo tipo di economia circolare si siano risparmiate 300mila tonnellate di CO2.

E se in principio ci si poteva avvicinare a questo modello di acquisti solo in chiave vintage, di alta fascia e assolutamente firmato, ora che gli armadi si sono svuotati degli abiti da gran sera, delle scarpe e borse in pendant, ora che le occasioni per “sfoggiare” sono diventate quasi un ricordo il nostro rovistare trova soddisfazione nell’infinita offerta del seconda mano puro e semplice e, se siamo fortunati, si può pescare anche nei fine serie o nelle rimanenze degli anni passati. Nel 2022 sono stati, circa, 24 milioni gli italiani che si sono rivolti alla compravendita dell’usato, generando un valore di 25 miliardi di euro, teoricamente pari all’ 1,3% del Pil.

Questo gran ribaltone del nostro sentiment riguardo agli acquisti ha diverse e coerenti radici. E’ certo che, negli anni passati, abbiamo comperato di tutto e di più e che se proviamo, ancora, attrazione per le vetrine con le nuove proposte subito prende corpo, davanti agli occhi, il mucchio delle nostre cose poco messe e quasi dimenticate. Immagini dolorose e costose che, con amarezza, ci bloccano all’entrata dei negozi.

Se c’era bisogno di una spinta al terrore di essere soffocati dai nostri stessi acquisti ecco che è arrivato il malvagio mondo del low cost che si, è a portata di tutti ma, che ci ha instillato anche l’idea infausta dell’usa e getta. E tutta questa massa di scarti, con tessuti di pessima qualità e altamente inquinanti, finiscono troppo spesso nell’immondizia con grave danno per l’ambiente.

Ci vorrebbero, quindi, nelle città molti più negozi con proposte di second hand corrette anche se non brandizzate. Negozi dove la compra-vendita diventa quasi scambio, con buona pace delle varie necessità. Poter rivendere qualcosa permette di tornare parzialmente di un investimento iniziale e poter acquistare a prezzo molto più basso ci evita sensi di colpa.

Ed eccoci arrivati all’altra fondamentale radice del boom dell’usato: la minor disponibilità economica e una maggior responsabilità e attenzione nelle spese. 39 mila tonnellate di abiti usati partono ogni anno, per lo più dall’Europa, per finire nel deserto più arido del mondo in Cile. Atacama non ha più dune di sabbia ma di indumenti dove gli ultimi degli ultimi frugano alla ricerca di qualcosa da mettersi addosso.

Purtroppo, però, il second hand mostra, anche, il suo risvolto crudele: il placet alla pratica della sovrapproduzione di molti marchi che confidano nell’economia circolare per smaltire gli eccessi e la sofferenza dei negozi su strada che si vedono, sempre più spesso scavalcati dal trend dell’usato. Quest’ultimo aspetto può portare, nel tempo, ad una sorta di desertificazione commerciale dei centri abitati e ad un appiattimento del gusto in fatto di moda.

 

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