Vermicino, la morte replicata in diretta 40 anni dopo

La TV del dolore che diventa, in maniera speculativa, la TV dello share estremo e dello spettacolo senzadio. Certo la tragedia di Vermicino e la morte in diretta del piccolo Alfredino Rampi trafisse tutti noi profondamente. Quelle ore cariche di aspettative e di inesperienza sono ancora vive nella memoria di chi c’era. Ma davvero è […]

1981 - la tragedia del piccolo Alfredino Rampi a Vermicino

La TV del dolore che diventa, in maniera speculativa, la TV dello share estremo e dello spettacolo senzadio.

Certo la tragedia di Vermicino e la morte in diretta del piccolo Alfredino Rampi trafisse tutti noi profondamente. Quelle ore cariche di aspettative e di inesperienza sono ancora vive nella memoria di chi c’era.

Ma davvero è giusto farne il motivo di tanti speciali, di tante ore di trasmissione? Addirittura costruirci una miniserie che non potrà far altro che ripercorrere quel dolore di 40 anni fa?

No non è corretto, anzi è violenza gratuita.

E’ una vergogna che dallo schermo invade le nostre case e fà del ricordo una nuova curiosità. Morbosa, a questo punto. Perché cosa ci può portare di costruttivo lo strazio di quella famiglia che, nel suo rinnovarsi diventa uno strazio collettivo e la mamma di Alfredino che assurge ad immagine di tutte le mamme che hanno perso un figlio in circostanze drammatiche?.

Ci si appella al diritto di cronaca, Ma quale diritto e quale cronaca se il tempo ha scelto, per conto proprio, di stendere la sua imparziale mano  sull’accaduto?

Vogliamo riproporre, a tutti i costi, una foto di 40 fa dove molti dei protagonisti non ci sono più? Nemmeno il pozzo dove successe l’inferno esiste più.

E, così, la TV di oggi, si impegna, idealmente, a ricostruire più e più volte e con accanimento l’ambito del dramma.

E’ quasi un atto di crudeltà osceno riportare in vita il piccolo Alfredino per poi infliggergli nuovamente la lunga straziante agonia.

Allora si parlò di “TV del dolore” per quella infinita e farraginosa diretta.

Ma la vera TV del dolore è quella che ci scorre davanti tutti i santissimi giorni. Quelle migliaia di immagini che riempiono lo schermo per pochi attimi per poi svanire nella notizia seguente.

Impatti emotivi che man mano che vengono trasmessi  e si impoveriscono del loro vero valore narcotizzando il nostro saper sentire.

Il trauma percepito 40 fa è stato elaborato e mai dimenticato. E non c’è affatto bisogno della caduta dei limiti della pietà e del buongusto per farci silenziosi fan di questo falso diritto di cronaca.

 

 

(foto ANSA)

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