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La Donna dello Scrittore, foto e recensione del film

di Chiara Laganà | 26/10/2018 ore 10:02

La Donna dello Scrittore è al cinema: l’ultimo film di Christian Petzold, distribuito da Academy Two, è ispirato al romanzo di Anna Seghers Transito. Il film è stato presentato all’ultima Berlinale.

Protagonisti del film sono lo scrittore Georg Klaser e Marie, due delle tante anime in transito nella Marsiglia del 1942. Georg si trova lì per consegnare una lettera e un manoscritto di uno scrittore tedesco esule a Parigi. Lo scrittore però si è tolto la vita, ma Georg ha deciso di portare dalla capitale francese a Marsiglia i documenti dello scrittore Weidel. A Marsiglia, il suo sguardo incontra più volte quello di Marie e Georg ne finisce per assumere l’identità.

Georg e Marie sono anime in transito, come il titolo del libro di Seghers suggerisce, e vivono la loro vita sospesi. Passano da una fila a un consolato a un altro, un tavolo di un locale dove sperano di incontrare qualcuno o semplicemente ottenere informazioni e vivono la loro vita sospesi. Sospesi nel tempo e nello spazio, proprio come avviene nell’ottimo film di Petzold che ha deciso di ambientare la storia nella Marsiglia dei giorni nostri. 

Dal 1942 al 2017, anche se sono passati 75 anni le due città e le anime della nostra Europa si somigliano: Georg e Marie si ritrovano ancora una volta sospesi, in attesa di conoscere il loro destino e se riusciranno ad abbandonare un’Europa in rovina. Petzold è stato ispirato dal confronto fra passato e futuro, come spiega in un’intervista:

“I motivi per cui sono ritornato a La donna dello scrittore sono essenzialmente due: tempo fa stavo parlando con un architetto che mi spiegava che l’aspetto affascinante dell’architettura della DDR è che gli edifici, risalenti a quel periodo, non sono stati demoliti ma li possiamo osservare ancora integri, accanto alle nuove costruzioni. La storia della DDR non è nascosta sotto altri strati ma è rimasta visibile integralmente. C’è un dibattito a Monaco sulle Stolpersteine, le pietre d’inciampo, considero le pietre d’inciampo una delle più grandi forme di arte moderna, ci rendono testimoni del passato mentre attraversiamo il presente. Hanno qualcosa di spettrale è questo mi ha fatto pensare a Transito. Una zona di transito è per definizione un luogo di passaggio. Una zona di passaggio tra il passato e il presente”.

Il passato torna a rivivere nel nostro presente, i vestiti lontani dal tempo di Georg (interpretato da Franz Rogowski) e Marie (Paula Beer, protagonista anche di Opera senza titolo) sono circondati da smartphone, militari e polizia armati e pronti a proteggerci. Lontani dal tempo e dallo spazio, Georg e Marie appaiono ancora di più “in transito” insieme a tutti gli altri protagonisti del film. 

Girato a Parigi e nel Sud della Francia colpite dagli attentati, La Donna dello Scrittore descrive in modo ottimo la condizione che vivono moltissimi rifugiati, il momento di sospensione o Geschichtsstille come lo descrive Petzold. 

La Donna dello Scrittore è un film profondamente coraggioso, bello, elegante, un film che invita a riflettere e paragonare i mostri della storia passata e recente, la condizione dei protagonisti e le frasi, l’odio che imperversa sulle nostre strade non sono poi così diversi da quelli che hanno caratterizzato l’Europa del 1942. Ottima la prova dei due attori, in primis Rogowski, reso ancora più alienato dal suo difetto di pronuncia.

Il bellissimo La donna dello Scrittore vi aspetta al cinema, distribuito da Academy Two. 

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A proposito dell'autore

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Chiara Laganà

Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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