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18/12/2018
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L’Isola dei Cani, recensione e foto dell’ultimo film di Wes Anderson

di Chiara Laganà | 1/05/2018 ore 13:56

L’Isola dei Cani, da oggi al cinema, è l’ultimo capolavoro di Wes Anderson. Il film, realizzato con la tecnica dello stop motion – come Fantastic Mr. Fox dello stesso regista – racconta la storia del caparbio Atari Kobayashi, un 12enne, che è pronto a tutto per ritrovare il suo cane. Il corrotto sindaco di Megasaki, Kobayashi, ha mandato sull’Isola della Spazzatura tutti i cani della città perché gli animali sono portatori del morbo canino. 

Kobayashi ha spezzato il rapporto ultrasecolare che lega i cani ai loro padroni, ma il giovane Atari – che con il sindaco è anche imparentato – non ci sta e vola con un prototipo sull’Isola per ritrovare il suo cane guardia del corpo Spots, lo aiutano nella ricerca un gruppo di cani trovatelli guidati dal randagio Chief: Boss, Duke e King.

Il nono film di Wes Anderson, il secondo con la tecnica dello stopmotion, rappresenta la quintessenza del suo modo di vedere il cinema: ironico, citazionista, a metà strada fra sogno e realtà, tenero e bizzarro, o quirky come viene definito in inglese, un aggettivo che vuol dire sia strano, peculiare e bizzarro. 

L’Isola dei Cani è, come sempre nel suo cinema, un omaggio ai registi che più ama: impossibile non vedere l’impronta di Akira Kurosawa che è stato anche uno dei motivi che ha spinto Wes Anderson e il suo team a realizzare il film:

“Kurosawa e il suo piccolo team di coautori hanno lavorato insieme per realizzare le sue storie e dar forma alle sue sceneggiature. È molto comune anche nel cinema italiano, i film si scrivono nella stanza degli sceneggiatori, come uno show TV, si prova a fare la nostra versione del film”.

L’impronta del cinema italiano è anche evidente in alcune scene, dove è chiaro l’omaggio a Sergio Leone. I suoi coautori sono sempre gli stessi Roman Coppola, Jason Schwartzmann e per questo film si aggiunge anche Kunichi Nomura. I quattro hanno unito la loro passione per cani, Giappone, avventure per bambini e il cinema giapponese. 

“Abbiamo voluto fare qualcosa di futuristico: volevamo un branco di cani alfa che erano tutti dei leder e volevamo una terra di spazzatura. L’ambientazione in Giappone è venuta interamente per la nostra passione per il cinema del Sol Levante: amiamo il Giappone e volevamo fare qualcosa ispirato ai film giapponesi quindi abbiamo finito per mischiare un film sui cani e un film sul Giappone”. 

 

 

I cani alfa del film, nella versione originale, hanno le voci di Bryan Cranston (Chief), Bill Murray (Boss), Jeff Goldbum (Duke), Edward Norton (Rex), Scarlett Johansson (Nutmeg), Bob Balaban (King), F. Murray Abraham (Jupiter) e Oracle (Tilda Swinton): molti di questi attori hanno già lavorato in passato con il regista americano. 

L’Isola dei Cani è a metà strada fra un film in stopmotion “di formazione” e un’epopea di disillusi e outsider – non a caso in inglese si possono chiamare anche underdog – in lotta contro un oppressore. La magia del film è però in ogni dettaglio: le lande desolate dell’Isola della Spazzatura, il legame unico che lega un bambino al proprio animale da compagnia e che cambierà tutto il resto della storia del film. 

La magia e la cura di ogni dettaglio dei 1097 burattini protagonisti del film, nelle 53 espressioni che ogni burattino è in grado di esprimere, le 40mila lentiggini di Tracy (la studentessa ospite che guiderà la rivolta di Megasaki e che ha la voce di Greta Gerwig, la regista di Lady Bird), ogni particolare salta all’occhio e va dritto al cuore. 

L’Isola dei Cani è un film in inglese e in giapponese, ogni personaggio giapponese parla nella sua lingua – salvo non sia tradotto da interpreti – mentre gli abbai, le reazioni, gli ululati sono canini e in inglese. 

Kunichi Nomura ha doppiato il perfido Sindaco Kobayashi e ha dato una mano a Wes Anderson per rendere il film più perfetto in ogni dettaglio e ha “catturato” il modo di fare cinema di Anderson:

“Wes cattura nei suoi film la bellezza del mix fra vecchio e nuovo, porta l’immaginazione dei fumetti giapponesi e dei film di Kurosawa negli anni 60 e ha fatto moltissima ricerca storica per realizzare gli elementi di background del film”. 

Il produttore Jeremy Dawson riassume l’anima del film:

L’Isola dei Cani è una commedia, un drama, ma anche un film su un’avventura epica. Volevamo raggiungere questo scopo, il nocciolo dei film dei Samurai e di avventura, un grande film in ogni piccolo dettaglio, ma con tematiche semplici a cui tutti si possono legare”.

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A proposito dell'autore

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Chiara Laganà

Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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