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Crisi: la democrazia degli interessi personali 

La rottura-ricatto scelta da Renzi per contare di più nel governo è ormai il metodo della moderna politica 

Claudio Sonzogno
di Claudio Sonzogno | 2021-01-14 14/01/2021 ore 10:35

foto da pagina Fb Matteo Renzi

Anche se c’è chi si angoscia per la crisi di governo aperta dalle dimissioni delle due ministre di Italia Viva, la decisione del partito di Matteo Renzi non sorprende. Negli ultimi anni il comportamento della classe politica è stato autoreferenziale e si è ben guardato dal tener conto delle aspettative dei cittadini.

Ora sul cosiddetto palcoscenico del potere si recita l’ennesima crisi di governo.  Senza considerare,  ma non stupisce, che il Paese deve affrontare la pandemia, che non dà segni di arretrare, il conseguente disastro economico. Nonché ottenere e gestire i 200 miliardi  del Recovery fund europeo, che dovrebbero dotare anche Roma Capitale delle necessarie infrastrutture.

Da un nuovo patto di governo che possa far rientrare la crisi, oppure da un nuovo esecutivo, guidato da Giuseppe Conte o da un possibile Dario Franceschini, o persino da nuove elezioni, è comunque vano attendersi un’attenzione e una soluzione delle emergenze che venga prima dei maledetti e illegittimi interessi personali, che sono diventati l’unico motore della classe politica.

Cosicché la battaglia di “setta”, come l’ha soprannominata la stampa estera, innescata  dal rottamatore Renzi contro il premier Conte, anziché  trovare alle divergenze una sintesi positiva,  ha provocato una degenerazione del quadro politico-istituzionale.

Se Renzi qualche motivo ce l’ha nel contestare che l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di morti di Covid, col maggior calo del Pil, col maggior numero di giorni di scuola persi dagli alunni. Fino alla predisposizione da parte di Conte di una personalissima stesura e gestione del Recovery Plan.

Tuttavia la rottura-ricatto, adottata per sostenere  le sue ragioni,  anche se fosse “compresa’”  – non tanto da Conte quanto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella –  potrebbe rivelarsi  il mezzo giusto per avere più potere nel governo, ma porterà la gente a crescere la diffidenza nella democrazia.

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A proposito dell'autore

Claudio Sonzogno
168 articoli

Giornalista professionista dal 1969, ha diretto agenzie di stampa nazionali dal 1972 al 2011. Da Direttore dell'Agenzia finanziaria Radiocor e dell'Agenzia Giornali Associati, AGA, a Direttore dell'Asca, la prima agenzia italiana su Internet. Dal 2009 al 2011 Direttore dell'Agenzia APCOM/TMnews, oggi Askanews, innovativa nelle videonews. Ha collaborato con L'Espresso. Opinionista per i Gr della Rai, ha partecipato a programmi di economia. Scrive per "Prima Comunicazione".

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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