La prima tappa in Regione Lazio, l’ultima al Senato. In mezzo il sopralluogo nei campi di lavoro a Cisterna di Latina e l’incontro con la Cgil a Roma. Si conclude oggi la visita in Italia della famiglia di Satnam Singh, il bracciante indiano morto lo scorso anno nel pontino dopo essere stato abbandonato esanime davanti casa, a seguito di un grave incidente sul lavoro che gli aveva causato la perdita di un braccio. Per la sua morte sono a processo i titolari dell’impresa agricola, ritenuti responsabili del mancato soccorso. In attesa degli esiti della magistratura, la Cgil portato a Roma il padre e la madre, il fratello e la sorella, il cognato e i tre nipoti. “Volevamo far vedere ai familiari di Satnam che l’Italia è fatta anche di persone per bene che vogliono difendere la vita e affermare la giustizia perché non ci sia più nessun altro che debba morire sul lavoro”, ha detto il segretario della Cgil, Maurizio Landini.
Stamattina la famiglia Singh è stata accolta nella sede nazionale del sindacato e non sono mancati i momenti di commozione. “Sono venuto dal Punjab per chiedere giustizia per mio figlio, vorrei restare in Italia per seguire tutto il processo”, ha detto il padre Gurmukh Singh. “Ringrazio per questo viaggio che ci ha permesso di vedere i luoghi in cui viveva e lavorava Satnam, vediamo che una parte di nostro figlio qui è ancora viva, così come è viva nella nostra memoria. Non ci devono più essere altri Satnam in Italia”, ha detto la madre Jasveer Kaur. A chi, a margine dell’incontro ha chiesto loro che cosa avrebbero voluto dire all’imprenditore agricolo, i familiari hanno risposto, tramite un interprete: “Non c’è niente da dire, perché non ha pensato che anche Satnam era una persona, ha fatto con lui quello che noi non avremmo fatto neanche con un animale, se lo avesse portato in ospedale forse oggi sarebbe vivo, anche senza un braccio”.
Intanto ieri la procura di Latina ha riconosciuto il permesso di soggiorno per motivi speciali a 22 braccianti per i quali la Flai Cgil ha presentato denuncia pochi giorni dopo la morte di Satnam Singh. “La sua morte non è stata inutile, sta facendo prendere coraggio a tanti altri lavoratori sfruttati e sta portando a risultati anche nelle procure”, ha spiegato il segretario della Flai Cgil, Giovanni Mininni, ricordando che “dagli ultimi controlli fatti a spot, in tre giornate, poco dopo la morte di Satnam, nei campi è emersa una irregolarità al 65 per cento”. Nei prossimi giorni, a quanto emerso dall’incontro del 14 luglio in Regione Lazio, sarà avviato un confronto per capire in che modo garantire alla famiglia di poter seguire il processo che si sta svolgendo al tribunale di Latina. “Non lasceremo sola la famiglia, perché abbiamo un obiettivo solo: mai più casi come questi – ha detto il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola -. La vita delle persone è importante, bisogna cambiare i modelli sbagliati d’impresa ma anche sensibilizzare la società”.