Alberi a Roma, croce e delizia: 10 anni di crolli fino alla chiusura dei Fori Imperiali

Cronistoria dei problemi recenti della Capitale con i crolli degli alberi

Ci sono i pini domestici (pinus pilea), che svettano su Via dei Fori Imperiali, l’Appia Antica e Via Cristoforo Colombo, solo per citarne alcune. Poi troviamo gli inconfondibili platani, alberi monumentali che fanno da contorno al lungotevere e ai viali ottocenteschi della Capitale. Ma anche palme, aceri, lecci, tigli, cedri e cipressi. Le bellezze della Roma antica e moderna non possono prescindere dalle alberature che affollano (sempre meno) le strade della Capitale, dal centro storico all’estrema periferia. Una bellezza fragile, che nell’ultimo decennio ha talvolta rappresentato un pericolo per automobilisti, ciclisti, motociclisti e pedoni.
Una risorsa – e qui si annida il vero nocciolo della questione – che è associata troppo spesso all’idea di rischio e troppo poco a quella di bene primario da mantenere, rimpiazzare e moltiplicare. Insomma, morto un albero quasi sempre non se ne rimette un altro.

Il caso dei Fori Imperiali è solo l’ultimo caso (seppur significativo) di come gli alberi vengano percepiti dalle amministrazioni come vere e proprie mine vaganti. Nel caso dell’ex via dell’Impero, sono state ritenute opportune ben due settimane di chiusura al traffico pedonale e veicolare, con conseguente rivoluzione della viabilità e costanti approfondimenti sulla stabilità degli alberi.

Negli ultimi dieci anni quella dell’emergenza-albero ha subito un’escalation preoccupante. Dal 2016 al 2019 sono stati registrati dalle cronache locali numerosi casi di pini e platani caduti sulle strade, sulle auto parcheggiate anche con la presenza di feriti. Basti citare il caso di Viale Mazzini, piazza Sant’Emerenziana, la Colombo e Garbatella.
È la fase della consapevolezza di un tema che, negli anni successivi, sarebbe tragicamente passato dal trafiletto alle prime pagine. Nel biennio 2020-2022, poi, i cambiamenti climatici hanno iniziato a mostrare i muscoli nella provincia italiana ma anche nelle grandi città: piogge intense, venti forti e ondate di calore hanno mostrato tutta la fragilità degli alberi romani. Nel 2022 sono stati registrati ben 36 alberi caduti con circa 440 richieste di risarcimento di cittadini danneggiati da rami e fusti caduti. Nel 2023 le richieste di danni saranno addirittura 712.
Poi sono arrivati gli anni terribili. Quelli in cui i tecnici del Comune di Roma hanno definito gli alberi di Roma “morti in piedi”, con ben 35mila piante ammalorate da parassiti o indebolite dall’inquinamento che necessitavano di essere abbattute.
Tra marzo 2023 e marzo 2024, ben 600 piante sono cadute a causa di maltempo, scarsa manutenzione e fragilità strutturale degli esemplari. A novembre 2023, si registra anche il tragico episodio di Monteverde, quando una signora è deceduta a causa della caduta di un olmo a Via di Donna Olimpia cui è seguita una maxi inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Clara De Cecilia, che ha posto sotto indagine funzionari pubblici e imprese incaricate della cura del verde.
Fino appunto a inizio 2026. Il 4 gennaio 2026, con il maltempo, un pino maestoso è caduto in via dei Fori Imperiali nei pressi del Colosseo, quattro giorni dopo è accaduto un episodio analogo e il primo febbraio l’episodio più pericoloso: un pino maestoso si è staccato all’altezza del Foro di Traiano, colpendo e ferendo lievemente tre persone.

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