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Smetto quando voglio Masterclass, cast e regista parlano del film

Sydney Sibilia, Edoardo Leo, Paolo Calabresi, Stefano Fresi, Giampaolo Morelli e Greta Scarano presentano il sequel di Smetto quando voglio. In sala il 2/02

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di Chiara Laganà | 2017-01-26 26/01/2017 ore 7:33

Smetto quando voglio Masterclass, il cast

Smetto quando voglio Masterclass è il sequel del campione d’incassi Smetto quando voglio. Ritroviamo la vecchia banda dei ricercatori con qualche new entry e una donna a guidarli: l’ingegnere Giampaolo Morelli, l’esperto di anatomia Marco Bonini e l’ispettore che riunirà la banda interpretata da Greta Scarano, già vista in La verità sta in cielo.

La banda dei ricercatori ritorna al completo: Edoardo Leo, Pietro che sta per diventare padre, Pietro Sermonti, l’esperto di antropologia ridotto a fare lo scasciacarrozze, Paolo Calabresi, archeologo del cantiere della metro C; Stefano Fresi, ex tossico ora in rehab; Libero De Rienzo, esperto di macroeconomia, i due latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lava. A completare il cast Luigi Lo Cascio, Rosario Lisma, l’esperto di diritto canonico e Valeria Solarino.

L’action comedy farà sorridere, anche di più del primo capitolo, e può contare su un cast ricco, guidato da Sydney Sibilia. Il cast ha ricordato alcuni aneddoti legati alle riprese. Marco Aprea ha parlato della scena del treno, in cui il suo personaggio lancia un GPS: “Per farla abbiamo fatto tante prove, nella prima sono caduto dal treno… fermo. Ne porto ancora le stigmate, da agosto”, indicando il polso. Gli fa eco l’altro latinista Lorenzo Lava: “Le scene pericolose sono state faticose e divertenti, eravamo a Ferragosto in Puglia. E poi si girava tutta la notte, il container era veramente alto e mentre mi guardavo leggevo il terrore nei miei occhi”.

© direzione della fotografia V. Radovic

Marco Bonini è una delle new entry del film, per il suo personaggio ha dovuto perdere 8 chili: “Ho dovuto fare una durissima dieta, allenamenti di tai chi e altre arti marziali. Ringrazio Sydney perché adesso, se ho perso le chiavi di casa, so come scavalcare. Ho perso quattro chili e ho perso un tono muscolare che neanche a 18 anni”.

Rosario Lisma ha avuto un’emozione particolare a rientrare alla Sapienza, l’università dove aveva studiato Giurisprudenza: “Quando sono rientrato lì chi me lo doveva dire che sarei rientrato interpretando un avvocato, ma faccio questo mestiere molto più sicuro e non ho seguito i consigli di mio padre che mi voleva avvocato”.

Smetto quando voglio Masterclass, Rosario Lisma

Smetto quando voglio Masterclass, Rosario Lisma © Emanuela Scarpa

Anche Giampaolo Morelli e Luigi Lo Cascio sono due new entry. “Da un fisico scolpito che avevo, mi sono lasciato andare al fisico dell’ingegnere meccatronico, mangiando panzerotti e mettendo su la pancetta”, ricorda l’attore napoletano. Gli fa eco Lo Cascio: “Quando Sydney mi ha chiamato, mi ha detto non m’interessa l’attore, m’interessa il fisico. E non intendevo il fisico, il chimico, il fisicaccio, voglio i tuoi muscoli, i tuoi tendini, il tuo funanbolismo, non pensavo fosse così difficile stare su quel treno. Preso dall’entusiasmo, ho preteso di non avere lo stunt-man, interpretavo me stesso, mi sono travestito da stunt-man e facevo lo stunt-man”.

Smetto quando voglio Masterclass, Luigi Lo Cascio

Greta Scarano è la protagonista femminile di Smetto Quando Voglio Masterclass e ha raccontato dell’esperienza di recitare sui pedanine: “Ho messo a repentaglio la mia vita, avendo accanto a me attori inutilmente alti, ho dovuto recitare ed essere naturale”.

Sydney Sibilia ha spiegato i suoi intenti: “L’ambizione era quella di far conciliare l’azione con la commedia italiana, che è molto nervosa, abbiamo bisogno di parlare per far ridere. Sono felice della scena del treno e di tutto il film”.

Edoardo Leo riprende il ruolo di Pietro e parla della scena: “La cosa più pericolosa che ho fatto è stato l’esame con Morcellini e ho preso 30”, scherzando e citando la collaborazione che lega il film all’Università La Sapienza. “Noi ci siamo parlati e pensavamo agli attori americani e ai loro discorsi. I nostri copioni sono più reali, vuoi fare a cazzotti con Luigi Lo Cascio su un treno in movimento? Oppure guidare un sidecar nazista sulla Colombo, come fai a dire di no? A me riporta la mia parte di adolescente che si vedeva Indiana Jones e sognava di fare cose incredibili”.

Nella scena del treno, solo un lato era bloccato, dall’altro lato c’era traffico: “Con le segnalazioni della polizia: stanno a rubare il rame”, scherza il regista.

Smetto quando voglio Masterclass, scena del treno
L’altro personaggio femminile è Valeria Solarino, il suo personaggio Giulia è incinta: “Non ho preso parte alle scene d’azione, sono molto invidiosa delle loro interpretazioni anche perché devono essere state molto divertenti. La cosa più adrenalinica che è successa al mio personaggio sia stato il pranzo fuori con Pietro”.

Smetto quando voglio Masterclass, Valeria Solarino

Smetto quando voglio Masterclass, Valeria Solarino © Emanuela Scarpa

Per Pietro Sermonti “è un tratto di questo film il fatto che si passi dalla commedia e si esplode nell’azione, per un attore italiano non succede molto spesso”. E la mitica scena del treno: “Abbiamo fatto avanti e indietro sul rettilineo e i nostri riferimenti erano pezzi di scotch. È stato divertente, è la forza del film”.

Smetto quando voglio Masterclass, Pietro Sermonti scotch

Stefano Fresi ringrazia il giovane regista: “Per avermi fatto recitare in una commedia e ai colleghi per avermi dato ascolto nelle scene di azione”.

La conferenza stampa continua a far sorridere, Paolo Calabresi racconta quando il suo personaggio in una scena ha distrutto Villa Adriana: “È il momento più duro. Questo film aggiunge qualcosa, si tratta di un action comedy ma non è mai grottesca o surreale, qui si sta sempre sulla verità o la veridicità, per quanto paradossale, è pur sempre vero”.

Smetto quando voglio Masterclass, Paolo Calabresi

Libero De Rienzo ritorna sulla scena del treno: “Fa parte delle nostre vite, più che delle nostre carriere, io ho avuto la soddisfazione di urlare a una ragazza dell’ufficio clienti Sky: Non rompermi i coglioni, sono attaccato a un treno. E lei non ci credeva”.

Smetto quando voglio Masterclass, Libero De Rienzo

Prodotto da Fandango, Groelandia e distribuito da Rai Cinema e 01 Distribution, Smetto Quando Voglio Masterclass è stato costruito sposando “l’idea di Sydney, di Luigi e Francesca, di costruire un film che avesse sequenze d’azione che si unissero e fondessero a una comicità basata sui dialoghi e traessero da quel tipo di verve la loro forza d’impatto. Dietro tutto lo scotch, c’è uno studio che non dice mai di no alla sceneggiatura. Abbiamo girato i due film insieme, abbiamo realizzato qualcosa che lo spettatore italiano non è abituato a vedere”, ha puntualizzato Matteo Rovere.

Domenico Procacci ha parlato della struttura narrativa e produttiva del film: “Il vero rischio è la sua concezione, ne abbiamo iniziato a parlarne, ma ne facciamo altri due, diventando una saga. Lì per lì ho pensato che Rai Cinema non ce l’avrebbe mai fatto fare, do atto a loro che hanno avuto un’idea originale e più rischiosa”.

Sydney Sibilia non ha avuto difficoltà a gestire la macchina produttiva del secondo film. Alcuni dei protagonisti sono ricercatori della Sapienza: “Questo progetto ci piace moltissimo, avremmo voluto adottare la prima parte. Smetto Quando Voglio Masterclass apre gli occhi, più del giornalismo, e di altri soggetti della società, su una generazione che dovrebbe essere rappresentata dal cinema”, ha detto Mario Morcellini, direttore del Coris dell’ateneo romano.

Nel secondo capitolo del film si tocca anche il tema dei cervelli in fuga, Morelli e Bonini rispettivamente in Lagos e a Bangkok. Il terzo film, Smetto Quando Voglio Ad Honorem, uscirà nel 2017, ma ancora non c’è data d’uscita, come ha specificato Paolo Del Brocco. Per Edoardo Leo, “il film viene traslato ad altri mestieri, interessa altre categorie”.

Smetto quando voglio Masterclass, i prototipi

Smetto quando voglio Masterclass, i prototipi © V Radovic

Sydney Sibilia si è ispirato a Indiana Jones: “I sidecar nazisti vengono da lì, la parte con i veicoli è un po’ anni ’70, tutto il film è analogico, l’uso dei CGI è ridotto all’osso”.

Smetto quando voglio Masterclass, Sydney Sibilia

Smetto quando voglio Masterclass, Sydney Sibilia © Emanuela Scarpa

Per il secondo film, Smetto Quando Voglio è diventato fumetto, sarà in vendita con la Gazzetta dello Sport, ma non a tutti è piaciuto: “A me perché m’hanno fatto biondo?”, si lamenta Morelli.

“Il fumetto è inedito, è un episodio al centro di Smetto Quando Voglio Masterclass”, ha spiegato il regista. “Il messaggio del film è che c’è ancora speranza, il finale dolce-amaro del primo film mi piaceva fino a un certo punto e ho avuto bisogno di fare due film per dire che c’è ancora speranza”.

Il personaggio di Paola Coletti, alias Greta Scarano, fa una scelta nel film che cambierà le sorti della banda dei ricercatori: “Gli sceneggiatori e Sydney volevano dare vita a un personaggio credibile. È una ragazza in carriera in un mondo schiacciante. Quello che fa alla fine, le è quasi imposto, ma si spiegherà più avanti”.

Smetto quando voglio Masterclass, Greta Scarano

Smetto quando voglio Masterclass, Greta Scarano © Emanuela Scarpa

Passare al secondo film è stato difficile: “Il primo film era molto chiuso, quando fai l’opera prima non pensi di fare due sequel, li abbiamo scritti insieme. Abbiamo passato un anno e mezzo in una stanzetta con Luigi e Francesca con i muri tappezzati di informazioni”, ha spiegato Sibilia così la nascita dei due sequel.

“Volevamo lanciare un’idea abbastanza nuova per il cinema italiano, quella della saga. Girare i film insieme ha aiutato, perché si gira tutto con interconnessioni”, ha spiegato il produttore Rovere.

La colonna sonora è affidata a Michele Braga, autore anche di quella di Lo Chiamavano Jeeg Robot: “Ha più brani originali rispetto alla prima e ha un potere fortissimo sul film”.

Il personaggio di Morelli è un ingegnere che tratta armi della guerra, un omaggio non voluto a Finché c’è guerra, c’è speranza, in cui Alberto Sordi interpretava un signore della guerra: “Il film l’ho visto anni fa, ne ho un ricordo vago. È tipico della commedia all’italiana, credo che Sydney abbia fuso la commedia, partendo dal sociale, con l’action movie all’americana. E quello che ho sempre fatto con l’ispettore Coliandro”.

Smetto quando voglio Masterclass, Giampaolo Morelli

Il primo Smetto quando voglio riprendeva le tematiche di Breaking Bad, ma Sydney Sibilia non ha mai pensato di trasformare la sua saga in serie TV: “La serialità m’interessa solo in termini di linguaggio. Il film ha una natura unica, credo che non si possa fare perché Smetto Quando Voglio appartiene al cinema”.

Smetto quando voglio Masterclass, la banda dei ricercatori

Smetto quando voglio Masterclass, la banda dei ricercatori © Emanuela Scarpa

Smetto Quando Voglio Masterclass sarà seguito da Ad Honorem: “All’inizio eravamo molto indecisi sui titoli della saga, è rimasto Reloaded e Revolution. MasterClass ci piace per vari motivi, anche perché tutti insieme fanno una masterclass alla polizia. Ad Honorem, non posso dirlo”.

Smetto quando voglio Masterclass, dalla polizia

Smetto quando voglio Masterclass, dalla polizia © Emanuela Scarpa

Il film è un omaggio ai polizieschi degli anni ’70: “Era un cinema coraggioso, artigianale e allo stesso industriale. Noi abbiamo perso questa parola, che vuole dire che c’è tanta gente che lavora nell’intrattenimento”.

I fumetti hanno vita a sé, ha specificato il regista: “Dopo la trilogia, Smetto Quando Voglio finirà”, dunque non ci sarà una nuova saga come per Rogue One: A Star Wars Story. Smetto Quando Voglio è molto realista, inclusi i gadget di ingegneria usati dalla banda: “Tutto il film è teoria vs. pratica, è stato bellissimo avere una partnership con l’università”. “Non ci andavo dal 1996 e un giorno ho anche ripreso la mia tesi”, ha scherzato Bonini.

Pietro Sermonti si è fermato a tre esami dalla laurea: “È successo qualcosa dal primo film, la cosa che mi piace di questo film è che si utilizza come banda, a differenza dei Soliti Ignoti, un’élite e in questo caso, il fatto che gli intellettuali creino empatia e non possono spendere quello che sanno con tutta la loro conoscenza mi ha commosso. Il paese in cui gli intellettuali vengono guardati con sospetto e disprezzo è un paese in cui tira un’area brutta ed è cambiato da tre anni a questa parte”.

“La cooperazione con la Sapienza sarà materializzata anche una borsa di studio”, hanno ricordato i due produttori. L’ultima parola è per Edoardo Leo, “Ce lo diciamo spesso, il cinema è asfittico, riduttivo, il coraggio produttivo di Fandango, Groelandia e di Rai Cinema e 01 Distribution va lodato”.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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