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Blade Runner 2049, Denis Villeneuve presenta l’attesissimo sequel

Al cinema da domani, tornano i cacciatori di replicanti. A parlare del film anche la protagonista Sylvia Hoeks. Cosa resta del film di Ridley Scott e perché non dovete perdervelo

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di Chiara Laganà | 2017-10-4 4/10/2017 ore 17:41

Ryan Gosling in una delle scene più belle di Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 è uno dei film più attesi dell’anno, il capolavoro di Ridley Scott, Blade Runner, finalmente ha un sequel. Un sequel degno delle aspettative e del thriller sci-fi che dal 1982 a oggi è uno dei film più amati dei fan del genere e non solo.

Ridley Scott, uno dei produttori di Blade Runner 2049, ha affidato la sua creatura a Denis Villeneuve, il regista canadese di Arrival. Qualche settimana fa, il regista e una delle protagoniste del film, Sylvia Hoeks, hanno partecipato a un panel presentando alcune clip del film in sala da domani 5 ottobre.

Denis Villeneuve è il regista perfetto per dirigere quest’atteso sequel. Nel film del 1982, i blade runner davano la caccia ai replicanti, chi sono per Denis Villeneuve?

“I replicanti sono esseri artificiali sintetici creati per lo sfruttamento e l’esplorazione di altri pianeti, la maggior parte fuori dal sistema solare. Sono amichevoli, sono portata a voler vivere in questi pianeti. Possono viaggiare nello spazio e nel tempo, rendono questi pianeti vivibili. Sono una sorta di Frankenstein, qualche volta i replicanti hanno dei comportamenti particolari e vengono vietati dalla legge. Sono simili agli esseri umani, ma esistono delle squadre di polizia, detti i Blade Runner, che ritirano questo genere di replicanti”.

Blade Runner era ambientato nel 2019, che tipo di mondo sarà quello di Blade Runner 2049?

“È un mondo che sarà familiare per chi ha visto il primo Blade Runner, una visione molto bella, ma anche un po’ da incubo nei confronti del nostro futuro. In questo film c’è un’estensione di quest’idea, alcune cose non sono andate nel modo giusto. Alcuni personaggi tentano di sopravvivere in condizioni climatiche durissime e hanno costruito un muro per difendersi dagli oceani”.

Un mondo alterato dai cambiamenti climatici, ma sarà digitale o analogico?

“Internet può essere qualcosa di negativo per gli sceneggiatori, non c’è nulla di più noioso che vedere un poliziotto seduto alla scrivania. Quindi ci siamo inventati il black out, una massiva distruzione dei dati digitali. Una sorta di ritorno alla realtà analogica, viviamo in un mondo sempre più fragile. Mi piace l’idea della fragilità e che il mio eroe debba mettere le mani nel fango per risolvere i suoi casi”.

L’eroe in questione è l’agente K interpretato da Ryan Gosling, l’attore è canadese come il regista:

“Il Canada si è appropriato di Blade Runner 2049. Quando Hampton Fancher, lo sceneggiatore del primo Blade Runner, era stato avvicinato da Ridley Scott per scrivere il sequel. È stato lui a pensare a Ryan Gosling per il personaggio principale e quando me l’ha proposto, mi ha detto se sei d’accordo potrebbe essere lui e ho pensato che fosse un’idea straordinaria. Nessun altro poteva interpretare l’agente K, è la prima volta che Ryan prendeva un rischio del genere, ha letto la sceneggiatura e si è innamorato della storia e ha detto di sì. Ryan non aveva mai interpretato un film del genere, ha preso questo rischio perché ha amato la storia e anche quella originale”.

Il suo personaggio è una sorta di “erede” di Rick Deckard, il blade runner interpretato da Harrison Ford nel 1982:

“È un’evoluzione di Rick, sta lavorando ancora per la polizia di Los Angeles, ma il suo lavoro è più complesso. C’è una costante di solitudine, Blade Runner 2049 è un thriller esistenziale che ruota intorno a replicanti e a domande esistenziali”.

Ryan Gosling è perfetto per interpretare l’agente K:

“Amo gli attori che sono il personaggio davanti alla cinepresa, sono attori come Clint Eastwood, attori che portano presenza senza muoversi, senza battere ciglio. Ha il carisma necessario per esprimere sfumature emotive molto sottili. L’ho scelto perché Ryan poi è un artista straordinario di grande talento, in ogni singola inquadratura ha il film sulle proprie spalle. C’è anche qualcosa di difficile da spiegare, ovviamente è il mio lavoro scegliere gli attori, ma ho anche scelto ogni singola comparsa in questo film, tutti i volti di Blade Runner 2049 dovevano essere giusti per entrare in un universo del genere. Ryan Gosling è indubbiamente perfetto per questo mondo”.

Uno dei volti del sequel è Sylvia Hoeks, già vista in La migliore offerta, interpreta la replicante Luv con un look eccezionale e perfetto:

“Non potevo avere un’offerta migliore se non partecipare a questo film. Sono felicissima di aver partecipato al film, e sono orgogliosa di essere qui a parlarne. Non ti posso dirti molto di Luv, ma il mio nome è Luv (amore, ndr). Lavora a stretto contatto con Jared Leto (Wallace) è il suo braccio destro e farebbe di tutto per lui, la loro relazione è molto complessa. Lo sviluppo di Luv coincide con la ricerca d’identità: uno dei temi del film”.

Denis Villeneuve la definisce come una “Audrey Hepburn con acido”. In Blade Runner 2049, ci sono vari personaggi femminili molto forti. Robin Wright, Ana De Armas e Mackenzie Davis sono le altre donne al centro della storia:

“Uno degli aspetti che attirerà di più l’attenzione del film è che ogni donna aggiunge altri colori e strati a Blade Runner 2049 rappresentati da ogni singolo personaggio femminile. Ognuna di noi è così forte, sono stata felice di lavorare con Robin Wright, la conosciamo tutti, mi ricordo che l’ho incontrata nel mio primo giorno di set. È stata molto gentile e abbiamo collaborato molto, era una scena molto intensa. Non era una cosa da poco”.

La replicante Luv riprende un po’ il testimone di Pris di Blade Runner:

“Luv mi ha dato la possibilità di esplorare un’ampia gamma di ruoli che spesso una donna non ha la possibilità di interpretare. Luv non è una ragazza romantica, non è la ragazza della porta accanto e altri cliché tipici dei ruoli femminili. È stato così bello fare questo ruolo, è il migliore che abbia mai interpretato”.

A colpire in Blade Runner 2049 sono i colori scelti dal direttore della fotografia Roger Deakins:

“Blade Runner è stato una pietra miliare dal punto di vista estetico e per l’uso di luce e atmosfere. Per me era importante creare una certa familiarità con il primo film, per esempio quando abbiamo deciso di riprodurre lo stesso quartiere di LA”.

Chi ha visto Blade Runner ricorderà la scena della pioggia finale, una delle più famose non solo nel film di Ridley Scott ma della storia del cinema, qualcosa è cambiato in Blade Runner 2049:

“Una delle differenze è la neve. Il clima è cambiato, fa più freddo, nevica a Los Angeles: qualcosa che per canadese è una grande fonte d’ispirazione, visto che abbiamo una vera relazione intima con l’inverno. Il clima è quindi al centro di quest’evoluzione della luce, la qualità della luce mi ha sempre ispirato ed è stato un punto di partenza per me. Direi che questo film ci sono dei momenti dark, ma anche delle scene che sono bianche e argentate ispirate dalle luci del Nord”.

Insieme a Roger Deakins, Villeneuve ha ricercato come rappresentare al meglio l’inverno:

“Abbiamo fatto delle ricerche sulla paletta dei colori, è raro per un regista avere un controllo totale del film, quindi ho lavorato sui colori come mai prima d’ora. Si può vedere esplorando i colori, ci sono dei piccoli indizi che rimandano al colore giallo. Anche si ritroverà un fil rouge che lo lega all’infanzia, non è stato un colore facile con cui lavorare, ma stavo lavorando con il migliore direttore alla fotografia al mondo. Ci sono state alcune sfide visive ed è stato molto bello per me”.

In Blade Runner 2049, Denis Villeneuve non ha dato molto spazio alla CGI:

“Quando fai un trailer futurista, la CGI è molto importante, ma per me è stato il contrario. Ho scelto sin dall’inizio di costruire tutti i set, tutti gli attori mi hanno fatto la stessa domanda: gireremo davanti al green screen? Li ho rassicurati tutti dicendo che avrei costruito tutto: ho avuto il privilegio di lavorare con un budget che mi ha permesso di fare tutto questo. Se siamo davanti a una finestra e vediamo un panorama, gli attori hanno visto questo. Siamo tornati un po’ alle origini del cinema”.

E pensare che è un film ambientato nell’immediato futuro:

“Siamo tornati ai sentimenti degli attori, senza che si debbano chiedere dove sono. Così gli attori si concentrano sulle relazioni. Sylvia Hoeks, in un’altra conferenza stampa, ha detto che è impossibile fare ricerche sul futuro quando fai un film. Se è costruito ad hoc, ti occupi solo del tuo personaggio. Mi piace quando i miei attori portano idee sul set, c’è una scintilla di luce che si vede davanti alla cinepresa. Non mi piace il verde, mi succhia la mia energia, ho provato varie volte, ma non mi è piaciuto. Ci sono elementi che sono stati aggiunti con la CGI”.

Una delle scene più drammatiche per Sylvia Hoeks è quella in cui al suo personaggio, la replicante Luv, scende una lacrima. Qual è il rapporto che la lega a Wallace:

“È difficile parlarne senza fare spoiler. Jared Leto è un attore che segue il metodo, il suo personaggio è particolare ed è stato molto affascinante vederlo sul set, non perdeva mai il suo personaggio. Non ci eravamo mai incontrati, per me è stato un nuovo mondo, forse perché non avevo mai lavorato con un attore che segue il metodo. Quindi sul set, io ero Luv e lui Wallace. Era interessante osservare questi momenti, è come se Luv cercasse l’approvazione di Wallace, era una sorta di distanza. È stato molto interessante fare quella scena”.

In Blade Runner 2049, uno dei temi fondamentali è il tempo che passa. Ne sa qualcosa il 50enne Denis Villeneuve:

“Beh, mi piace invecchiare. Più divento vecchio, più sono in pace con me stesso. Non è stato un processo facile, gli ultimi anni sono stati difficili. Ci sono stati molti film nell’ultimo periodo, rifletto sul mio avvicinarmi a un approccio al cinema classico”.

Il regista ha chiesto espressamente a tutti i giornalisti di non svelare spoiler sul tanto atteso Blade Runner 2049:

“È frustrante per noi perché non c’è un dialogo pari, su internet è pieno di spoiler. Dopo un’esperienza negativa, a seguito degli spoiler, per anni si lavora all’effetto sorpresa e alla suspence in un film e mi dispiace quando per le persone rovinano tutto questo. Mi piacerebbe che ognuno vivesse la propria esperienza senza spoiler”.

Anche per l’attrice olandese Sylvia Hoeks invecchiare è qualcosa di bello:

“Ho accettato l’imperfezione con il passare degli anni, ogni sette anni ti rigeneri. Se ripenso a quando ero giovane o adolescente, ero differente, sono felice di aver fatto questo genere di esperienza. Sono felice di avere l’età che ho ora, me la godo molto di più”.

Blade Runner è considerato un cult, non solo per i fan dell’originale, qual è la più grande paura del regista canadese nel realizzare Blade Runner 2049:

“Ho riflettuto molto prima di accettarlo, non è stata una decisione che ho preso a cuor leggero. Per me era molto importante avere il controllo e la consapevolezza che è impossibile sapere come il film venga accettato. Ho accettato tutto questo, senza farmi molti problemi, l’ho fatto per il mio amore puro che ho per il cinema e la gioia che mi dà dirigere. È una scelta perfetta per un regista, perché questo genere di film è una forma d’arte. Non c’è arte senza rischio, sono felice di averlo fatto e posso dire – con arroganza – che è il mio miglior film”.

In Blade Runner 2049 ci sono replicanti, ma non c’è spazio per i social network:

“Quindi sarebbe una buona idea se non esistessero? Viviamo in un periodo di transizione, non parlo di tutta l’umanità, parlo dei ricchi che riescono ad avere accesso a questo genere di tecnologia, perché l’altra parte del mondo sta ancora lottando per sfamarsi. Noi ricchi siamo come scimmie che si specchiano, ma che stanno perdendo il contatto con la natura, spero che possiamo tornare a questo. Dovremmo lasciare la tecnologia, non ci fa del bene, forse dovremmo ritrovare il contatto con la natura”.

Prima del film Blade Runner 2049, ci sono stati due cortometraggi:

“Non era possibile per me fare questo film guardando questi cortometraggi. Ho dato priorità al film, non volevo essere coinvolto nei corti, sono felice che Luke Scott li abbia fatti. Il mio compito era realizzare questo film, ero molto concentrato a fare questo lavoro: non ho avuto pressioni per realizzare un sequel, il mio film è un film, sì se avrà successo faremmo un sequel, ma il mio obiettivo era farne solo uno”.

Blade Runner ha segnato un’epoca, cosa ha Blade Runner 2049 per seguire i suoi passi:

“La chiave è la melanconia, questo tono melanconico è un’importante qualità e deve anche essere un’esplorazione della natura umana, degli elementi del thriller, i sentimenti. Penso che che sia anche la musica, la colonna sonora del primo film era perfetta, gli strumenti di Vangelis davano alle atmosfere futuristiche del primo fil un tocco unico. In questo film c’è anche un’ottima musica e ha seguito la natura di quella di Vangelis”.

Blade Runner è un capolavoro che ha segnato anche Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks, per l’attrice olandese come il mitico Rutger Hauer:

“Per me ebbe un impatto enorme, mi ricordo che l’ho visto in Tv insieme alla mia famiglia e c’era Rutger Hauer, un eroe nazionale e e il suo personaggio era pazzesco. Mi ricordo anche il ruolo di Darryl Hannah era stupendo. Ricordo che non riuscì a dormire quella notte, e continuavo a chiedermi: e se? Quando ho avuto l’audizione, tutto mi è tornato alla mente una volta arrivata sul set”.

Di fantascienza Villeneuve ha già parlato anche in Arrival:

“Posso dire che Arrival è stato un approccio alla fantascienza, ma è più che altro una visione del viaggio dell’uomo nell’infinito. Blade Runner 2049 ha anche un trailer futuristico, ma c’è dell’altro. Sono sempre stato attratto da i romanzi di fantascienza, come Io, Robot di Isaac Asimov, o Jules Verne, o il graphic novel di Moebius. Sono tutti titoli che hanno accompagnato la mia vita, poi è arrivata anche la microbiologia e questo ha cambiato le frontiere della fantascienza, questo spostava i limiti della nostra percezione. Ho sempre amato dei libri e dei graphic novel su questo temo, sono anche grato a Christopher Nolan e al lavoro che ha fatto”.

Per il regista era molto improntate rappresentare l’ambiente in questo film:

“L’ambiente nei film futuristici non riguarda il futuro, ma quello che si vuol dire del presente. Il rapporto fra l’uomo e la natura è disturbato, senza usare parolacce, e se ne parla anche nel film”.

Cos’ha rappresentato per il regista canadese Blade Runner:

Blade Runner ha segnato la mia passione per il cinema e mi ha dato l’idea di come fare il regista. Blade Runner mi ha fatto amare il cinema, ha avuto un impatto forte sui fan, non ero un fan dei film di fantascienza, non cercavo elementi futuristici. Avevo visto 2001: Odissea Nello Spazio e altri titoli di Tarkovsky, ma l’impatto che mi ha dato Blade Runner fu diverso”.

Le dichiarazioni di Denis Villeneuve e quelle di Sylvia Hoeks non rendono giustizia all’assoluto capolavoro che è Blade Runner 2049: le atmosfere, le emozioni, la filosofia e il mondo rappresentato nel 1982 nel film di Ridley Scott sono al centro di un sequel perfetto e imperdibile.

 

Blade Runner 2049 vi aspetta da domani al cinema.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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