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Sconnessi, il film sulla nomobofia in arrivo in sala il 22 febbraio

Dirige Christian Marazziti, sulla mania di essere sempre collegati. Con Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Antonia Liskova

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di Chiara Laganà | 2018-02-19 19/02/2018 ore 19:22

Sconnessi, il film dedicato alla nomofobia, la paura di restare sconnessi al cinema dal 22 febbraio

Sconnessi è un film che parla della nomofobia, la paura di rimanere scollegati da internet e dai social. Diretto da Christian Marazziti, la commedia può contare su un cast ricco chiamato a interpretare una famiglia allargata rinchiusa in una baita in Trentino Alto-Adige: Fabrizio Bentivoglio è il padre Ettore; Carolina Crescentini è la Margherita; Ricky Memphis è il fratello Achille; Eugenio Franceschini è Claudio, il primogenito di Ettore; Giulia Elettra Gorietti è Tea, la sua fidanzata; Lorenzo Zurzolo è Giulio, il fratello minore di Ettore; Stefano Fresi è Palmiro fratello di Achille e Margherita, mentre Antonia Liskova e Benedetta Porcaroli sono Olga e Stella.

Tutto il gruppo è dipendente dagli schermi di smartphone o tablet: chi controlla un’asta online, chi gioca a videopoker, chi usa un’app, chi è impegnato in chat e guarda videomessaggi, chi vuole incontrare Fedez e chi si atteggia a fashion blogger.

Il regista ha scritto il film, insieme a Michela Andreozzi, Massimiliano Vado, Fabrizio Nardi e Gianluca Tocci, ispirandosi a un episodio della sua vita in cui ha sentito tutto il peso e l’angoscia della nomofobia:

“Era il giorno del mio compleanno, avevo ricevuto 100 messaggi di auguri, ma mi si è spento il telefonino, ho provato ansia, paura, tremori. Il titolo Sconnessi è venuto da lì”.

Nessuno del cast si è detto malato di telefonino, il primo a parlare è Fabrizio Bentivoglio, recentemente visto in Il Commissario Montalbano, che nel film è un sociologo che studia la sconnessione forzata:

“Non soffro di nomofobia, non ho profili social e anzi sconsiglio di aprirne uno. Sono pericolosi per sé e per gli altri e non capisco la mania di pubblicare ogni battito di ciglia”.

Anche Stefano Fresi, qui Palmiro il fratello “matto” di Carolina Crescentini e Ricky Memphis, ha affermato di non essere malato di cellulare:“Una volta l’ho lasciato a casa e mi sono reso conto di non avere questa malattia, certo mi pesava non essere reperibile per la mia famiglia, ma senza like si vive”.

Neanche Ricky Memphis soffre se non ha il suo cellulare: “Ho tante fobie, ma non la nomofobia, non ho social e uso in modo sano gli smartphone”.

Anche Antonia Liskova, che interpreta Olga l’unica non dipendente dagli smartphone nel film, ha sottolineato l’importanza dell’equilibrio. La giovanissima protagonista, Benedetta Porcaioli, la figlia di Olga nel film, ha ammesso di essere stata dipendente dal computer, e ha sottolineato le “insidie” che si possono nascondere dietro uno schermo di uno smartphone. Giulia Elettra Gorietti condivide con Tea la “poca voglia” di essere connessa:

“Quattro anni ero come lei, poi mi hanno regalato uno smartphone, uso i social perché se no c’è il rischio di scomparire e ammetto che se mi perdo e non ho il cellulare mi prende il panico”.

Anche il suo compagno sullo schermo, Eugenio Franceschini, recentemente apparso in La strada di casa, può vivere sconnesso. Il suo personaggio soffre di ludopatia, una dipendenza, come quella da cellulare di cui si parla nella commedia Sconnessi.

Anche il cast ha delle dipendenze: fumo e caffè per Bentivoglio, cibo per Fresi, e da bravo veneto Franceschini sceglie la grappa, il vino buono e l’Amarone. Mentre il regista è malato di cinema:“Sto sempre in sala, vedo almeno tre film a settimana spesso da solo, è una malattia cronica”.

In una scena, Ettore – Fabrizio Bentivoglio brucia dei libri, ma è un’immagine simbolica: “Ettore tenta di sconnettere i familiari perché fra di loro i rapporti si sono ormai usurati”. La data d’uscita del film coinciderà con lo Sconnessi Day, un giorno in cui si inviteranno gli studenti a spegnere gli smartphone per riscoprire la bellezza del mondo che li circonda o semplicemente per disintossicarsi dai vari social.

“Ho due figli di due e dodici anni, il più grande smanetta con l’iPhone, ma cerco sempre di spiegarli come va usato, ma se gli lancio un iPad o un pallone, lui sceglierà di giocare a calcio. Il problema sta nel creare possibilità ai giovani di uscire dalle loro stanze”, ha risposto il papà Ricky Memphis. Anche Stefano Fresi è intervenuto sul dibattito sottolineando che spesso il problema è dei genitori ed è legato all’educazione che si dà ai propri figli.

Anche il film Sconnessi affronta il (difficile) rapporto fra padre e figlio, quelle parti della commedia sono state scritte da Christian Marazziti in collaborazione con Michela Andreozzi. Al centro del film resta comunque il rapporto malato che si ha con il proprio cellulare, spiega il regista:

“Siamo bombardati di ritratti, selfie, è un fenomeno dilagante. L’immagine è stata superata, surclassata dall’ossessione della ricerca dell’assoluta perfezione. Questo film dà un equilibrio e invidia a tornare a parlare e a relazionarsi”.

Nel cast un ruolo minore anche per Maurizio Mattioli, fra gli attori il più restio a piegarsi alla mania di essere tutti connessi e alla rivoluzione digitale di cui volenti o nolenti tutti facciamo parte: “Ho una dipendenza dal farinaceo, so solo leggere i messaggi, ma non so inviarli. Si riesce a vivere anche sconnessi”.

Sconnessi vi aspetta al cinema il 22 febbraio distribuito da Vision Distribution.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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