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Nome di donna, Marco Tullio Giordana dirige un film sulle molestie

Sarà in sala l’8 marzo con Cristiana Capotondi, Michela Cescon, distribuisce Videa, scritto da Cristiana Mainardi e Lionello Cerri. Con il patrocinio dell’associazione D.i.Re e Amnesty International

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di Chiara Laganà | 2018-03-2 2/03/2018 ore 18:07

Nome di donna racconta delle molestie nel mondo del lavoro, al cinema dall'8 marzo

Secondo l’ISTAT 10 milioni e 485mila donne hanno subito molestie sul luogo di lavoro in un arco di vita compreso fra i 14 e i 65 anni, Nome di donna parla di questo: l’ultimo film di Marco Tullio Giordana parla delle molestie subite dalle donne in ambiente di lavoro.

In Nome di donna, Nina (Cristiana Capotondi) è una ragazza madre che ha il disperato bisogno di lavorare e inizia a farlo in una casa di cura gestita dalla curia. Tutte le sue colleghe la lasciano sola e trova appoggio solo in un coraggioso avvocato (Michela Cescon). Il film è stato progettato già due anni e mezzo fa, quando Cristiana Mainardi e Lionello Cerri l’hanno proposto al regista, quindi non “segue” l’orda del movimento nato subito dopo lo scoppio del caso Weinstein e del movimento #MeToo:

“È un problema che esiste da alcuni milioni di anni, ma non era sugli scudi come oggi. A me la sceneggiatura era piaciuta perché non affrontava la questione in modo militante, ma indagava un personaggio femminile coraggioso e soprattutto quello che succede alle altre donne intorno a lei non soltanto quelle oggetto d’attenzione del personaggio interpretato da Binasco (il capo che abusa delle sue lavoratrici), ma anche i danni collaterali che quest’uomo ha causato alla moglie e alla figlia”.

Cristiana Mainardi ha scritto la sceneggiatura di Nome di donna e aveva in mente di questa storia da molto tempo:

“Già dagli anni 90, con la fallosa legge del 1996, sentivo che stavo per affermarmi sulle nuove e antiche fragilità. Ho parlato con associazioni, sindacati che denunciano da 50 anni come la storia del collocatore che cito nel film, ho cercato di fare incontrare delle donne e più facilmente delle storie”.

Nome di donna è la storia di Nina, l’inserviente che fa crollare il muro del silenzio che sotterra da anni le molestie del direttore interpretato da Valerio Binasco, Nina ha il volto di Cristiana Capotondi che torna a essere operaia dopo la dolce e agguerrita Isabella in 7 minuti:

“È interessante che questa storia si svolga nel mondo del lavoro ed è aperta al problema che abbiano compromessi per farlo. Nina vuole mantenere la sua indipendenza ed è una battaglia che le donne affrontano. Questo è Nome di Donna”.

Accanto a lei, l’avvocato che la difende in tribunale, interpretata da Michela Cescon:

“L’incontro fra queste due donne è bello, Nina trova negli occhi di un’altra donna la voglia di vincere. Il mio personaggio è molto diretto, è abituata a vincere, le crede perché è convinta che le dica la verità e incontra il suo sguardo in un’altra donna”.

L’unico uomo “buono” nella storia è il compagno di Nina, interpretato da Stefano Scandaletti:

“Un aspetto di Nina è la sua solitudine anche in casa, lui trova che le sue scelte non aderiscono completamente è lei. È difficile decifrare l’opzione scelta, lui contrasta Nina e la sua battaglia, ma poi diventa più forte ed è bello crederle ancora. Mi stupisco del fatto che con si sia ancora fatto un film su questo”.

Nina in Nome di donna è una donna sola a combattere la sua battaglia e riesce a trovare solo dopo un lungo periodo qualcuno che l’appoggia:

“Penso che i dati ISTAT parlino chiaro bisogna costruire un dialogo partendo dalla scuola, bonificare i luoghi di lavoro”.

In Nome di donna due figure religiose diametralmente opposte sono al centro della storia: don Roberto è il capo del personale della struttura dove Nina è assunta (Bebo Storti), l’altro don Gino decide di aiutare Nina nella suo procedimento legale contro il capo della struttura.

Cristiana Capotondi è una delle firmatarie di Dissenso comune, la lettera che le attrici italiane hanno sottoscritto contro le molestie:

“In questa fase si debbano segnare il perimetro degli abusi, sulle molestie non è stata fatta una riflessione esaustiva. Bisogna fare luce sugli effetti collaterali del potere, i leader devono essere delle persone autentiche che non portino psicosi sul posto di lavoro. Ognuno che ha un posto di potere ha un senso deontologico con chi fa parte dello stesso mondo”.

Michela Cescon le fa eco: “Le donne non devono essere il bocconcino di nessuno”, per il regista:

“È un problema di potere e riguarda tutti, chi è al potere esercita una soggezione e dire di no costa caro”.

Nome di donna arriva al cinema e per il suo lancio si organizzeranno una serie di dibattiti in sala organizzati da D.i.Re, la prima associazione italiana nazionale dei centri antiviolenza e ha anche il placet di Amnesty International.

A chiudere la conferenza stampa è Cristiana Capotondi, sempre più impegnata in ruoli di donne forti, l’attrice aveva difeso Fausto Brizzi, il regista che l’aveva diretta in Ex, accusato di molestie. Per giustificare la sua posizione ha citato una scena del film, i due avvocati donna s’incontrano al palazzo di Giustizia:

“Una fa i complimenti all’altra per com’è riuscita a muovere i mass media, penso che ci si debba concentrare sulle cose concrete che fanno bene a questo movimento di questo movimento che diventerà in futuro un’opera d’arte. Ho firmato Dissenso Comune per questo motivo, la soddisfazione voyeuristica di trovare un mostro spesso si conclude con un nulla di fatto. Ci sono molte donne, come la donna di Cisterna di Latina, ma anche gli uomini perché l’abuso non ha genere, io starei più su questo. Sono dubbiosa dell’effetto positivo che questi processi mediatici hanno sulla vita delle persone. Dobbiamo trovare maggiore complicità e libertà nei confronti dell’altro sesso in qualsiasi luogo di lavoro”.

Nome di donna è un film importante e dedicato a un tipo di violenza per troppo tempo nascosta e taciuta. A impreziosire il film la colonna sonora firmata dal premio Oscar Dario Marianelli.

Nome di donna vi aspetta al cinema distribuito da Videa a partire dall’8 marzo.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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