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Croce e delizia, la deliziosa commedia diretta da Godano al cinema

Al centro del film la coppia gay Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio, con Jasmine Trinca e Filippo Scicchitano

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di Chiara Laganà | 2019-02-22 22/02/2019 ore 18:39

Croce e delizia è una commedia delicata con protagonisti Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio, al cinema dal 28 febbraio © Zayed - Iacovelli

Croce e delizia è il nuovo film di Simone Godano e sarà al cinema dal 28 febbraio, è una deliziosa commedia che tratta con tenerezza e delicatezza il matrimonio di una coppia gay, formata da due “nonni” interpretati da Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio, per la prima volta protagonisti di un film insieme. Prima volta nella commedia anche per Jasmine Trinca.

Toni (Bentivoglio) e Carlo (Gassmann) sono una coppia che sta per sposarsi: Toni è un mercante d’arte e un ex viveur s’innamora e si sta per sposare con Carlo, vedovo verace e sincero pescatore romano. I due hanno deciso di sposarsi ed è l’incontro anche delle loro famiglie disfunzionali. 

A dirigere gli attori Simone Godano, regista di Moglie e Marito di cui questo film – come spiega nelle note di regia – è una sorta di seguito. Era rischioso dirigere due grandi attori in un ruolo insolito, problema risolto dall’ottima sceneggiatura scritta da Giulia Steigerwalt:

“Il rischio è stato risolto quando ho visto insieme Alessandro e Fabrizio in stanza insieme, non ricordo chi ha dato pizzicotto a chi, ma si sono guardati negli occhi e ho visto che la storia aveva i suoi degni protagonisti. Fabrizio, Jasmine e Filippo sono i cattivi del film, Fabrizio per la sua natura, Jasmine per la sua reazione e Filippo perché è cresciuto in un modo diverso e ha subito uno choc: mi sono affezionato a loro, li ho messi in una situazione di commedia”.

Al centro della storia due uomini diversi che s’innamorano e coinvolgono nella loro storia d’amore le loro famiglie spiazzandole:

“Gli interpreti mi hanno aiutato in tutto e per tutto, abbiamo giocato sulle situazioni, ti dimentichi che è un amore omosessuale, Croce e delizia è un film di sentimenti e personaggi a cui vuoi bene”.

Croce e delizia però parla anche di famiglie disfunzionali e della relazione padre-figlio/figlia:

“Era uno degli obiettivi, uno dei traini del film, la figlia intellettuale e il figlio di un nobile pescivendolo. C’è una ferita col proprio padre e un incontro padre-figlia”. 

A interpretare la figlia, nel suo primo ruolo comico, Jasmine Trinca, mentre il figlio ha il volto di Filippo Scicchitano, entrambi hanno dei pregiudizi rispetto al matrimonio dei rispettivi padri:

“Documentarsi sul pregiudizio oggi è abbastanza immediato – risponde Trinca – è sempre un po’ bizzarro quando si interpreta un personaggio parlare della nostra posizione, Penelope ha una pregiudiziale non per sua scelta, ma percepisce il padre perché gli ha fatto vivere un’assenza d’amore, è una ragazza interrotta mai cresciuta, una persona che cerca la sua strada e non la trova e come tutti la trova dove non si aspetta”.

Per preparare la scena con “papà” Alessandro Gassmann, Scicchitano ha pensato come avrebbe reagito nella stessa situazione:

“Quando Sandro scopre la notizia, ho provato a immedesimarmi nella mia vita di Filippo, se mio padre si dichiarasse gay, io sarei stato sconvolto, Sandro salta addosso a Fabrizio perché si sente tradito dal padre”.

Fabrizio Bentivoglio – recentemente visto in Il testimone invisibile – dà il volto a Toni, un personaggio che riprendendo il titolo del film ha più croce che delizia:

“Toni è la classica patata bollente, a me sono sempre piaciute, il nostro lavoro contiene e deve contenere una alta percentuale di rischio per vibrare. Per evitare lo stereotipo della macchietta, andava tutto umanizzato in una parola, reso reale vero e umano. In Toni era evidente l’aspetto croce, ma non la delizia e avremmo dovuto lavorare su quest’altro aspetto”.

Toni s’innamora del solo apparentemente semplice Carlo, pescatore laziale:

“La prima lettura è fondamentale – spiega Gassmann – questa bellissima sceneggiatura mi ha dato tutto. In questo periodo in cui l’accettazione non è pane quotidiano, stiamo facendo dei passi indietro in questo senso. Mi ha colpito la giustezza del personaggio che non avevo mai fatto non perché omosessuale, la sua pacatezza. Mi riconosco nella sua semplicità di pensiero, vado dritto un po’ come Petagna Carlo. Carlo è croce e delizia sempre, è possibile che non ha un difetto? A no, è laziale…”.

La semplicità e la schiettezza di Petagna Carlo è la croce e la delizia del suo personaggio, sia Bentivoglio che Gassmann non hanno avuto nessun dubbio a prendere parte al film, a Simone Godano restava da convincere Jasmine Trinca:

“L’avevo già incontrato, era stato diretto e mi aveva detto che avrei dovuto fare commedia, citando Fabrizio è un bene che gli attori si misurano con qualcosa che conoscono meno. È una commedia che fa sorridere e si trasforma piano piano di un’emotività che ti apre il petto”.

“Per me Jasmine era Penelope sin dal primo istante – aggiunge Godano – se non l’avesse fatto il film mi sarei buttato dalla finestra. Penelope aveva bisogno della sua sostanza come attrice e vivere un contrasto costante, darle un lato buffo ed empatico”. 

Il debutto alla commedia per l’attrice italiana, candidata ai David per Sulla mia pelle:

“Tutti erano fortemente convinti che non ce l’avrei fatta, ma anche i tristi ridono. Adesso quando leggo una sceneggiatura, mi chiedo: Mica piangerà questa? Mi sono divertita, la scena della macchina è stata impegnativa. Mi hanno fatto credere tutti che non ero brava a fare commedia perché mi vedonio seria e noiosa, ma anche nella vita sono buffa e sgraziata”. 

Il regista ha poi parlato dei due ruoli chiave di Toni e Carlo:

“Paradossalmente Carlo era più facile, mentre Toni per me era una persona sopra tutti, Fabrizio ha il capello bianco e mi dava questa situazione, Toni aveva bisogno di una luce, Carlo mi dava la luce che cercavo. Filippo l’ho scoperto con un banale provino e abbiamp provato due scene insieme a Jasmine”.

Interpretare Toni per Alessandro Gassmann sarebbe stato difficile perché “troppo simile” al padre:

“Non l’avrei fatto bene come Fabrizio e mi avrebbe portato in una zona pericolosa per me perché troppo familiare… Fabrizio mi ha aiutato nella romanità per assomigliarli, anche nella vita”.

A costruire l’elevata affinità sul set fra attori sia le prove che l’ambiente, la casa che sembra essere la stessa dov’è stato girato A casa tutti bene. Una grande alchimia fra i due protagonisti per la prima volta insieme dopo aver condiviso la scena in Gli ultimi saranno gli ultimi.

Croce e delizia è uno sguardo delicato e lieve – come definito da Trinca – su una storia d’amore, sulla famiglia e sul rapporto padre e figli, non ci sono però giudizi esterni sulla coppia al centro del film, una scelta spiegata da Godano:

“È stata una scelta narrativa di pancia, di cuore, mi piace che ti dimentichi che è una storia d’amore: ci sono le relazioni uomo – donna, padre – figlio, entrano forti sentimenti dentro la storia in modo sincero stando dalla loro parte, l’obiettivo è raccontare le persone con il calore e l’ambiente umano piuttosto che un grande baraccone che trovi in qualsiasi programma TV”.

Prodotto da Roberto Sessa e Matteo Roverein sala con Il primo Re – e dalla sua Groenlandia, Croce e delizia è un antidoto perfetto contro tutti i pregiudizi “doppiamente pericolosi” secondo Gassmann in questo periodo storico.

Croce e delizia vi aspetta al cinema dal 28 febbraio, distribuito e prodotto da Warner Bros in collaborazione con Picomedia e Groenlandia.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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