Coronavirus, per ora escluso contagio della donna a Bari

Si tratta di una cantante di ritorno da un tour che ha toccato anche la zona di Wuhan. Intanto l'Oms precisa, "non è ancora emergenza di livello globale"

Crowded street in Macau

Una donna, con sospetta infezione da coronavirus 2019-nCov è stata ricoverata nel pomeriggio di ieri al Policlinico di Bari ma in base alle prime analisi effettuate “non è confermato al momento che la paziente abbia una infezione da corona virus 2019-nCoV”.

L’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico di Bari – informa una nota – ha segnalato agli organi competenti un caso di sospetta infezione, precisando che “sono state adottate tutte le procedure di prevenzione previste. La paziente si trova attualmente (eri ndr) in isolamento respiratorio e da contatto presso il reparto di malattie infettive e sta ricevendo le cure necessarie in attesa di conoscere gli esiti degli esami diagnostici di conferma”.

Stando a quanto si apprende, la donna è una cantante della provincia di Bari di ritorno da un tour in Oriente che ha toccato anche la zona di Wuhan. Dopo la conferma del ricovero, Aeroporti di Puglia ha comunicato che negli scali di Bari e di Brindisi sono state adottate le raccomandazioni previste dalle autorità sanitarie regionali per informare – su consigli e comportamenti da adottare – i viaggiatori diretti o provenienti dall’area interessata. Da parte sua il ministro della Sanità, Speranza, ha detto che le istituzioni sanitarie italiane “stanno facendo del loro meglio” per monitorare la situazione.

Oms: non è ancora emergenza sanitaria globale ma potrebbe diventarlo

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato che è ancora “troppo presto” per ritenere la propagazione del nuovo coronavirus in Cina come un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di una conferenza stampa dopo una riunione a porte chiuse del comitato di emergenza. “Non dobbiamo commettere errori, e tuttavia si tratta di un’emergenza in Cina. Non è ancora diventata un’emergenza sanitaria globale, ma potrebbe ancora diventarlo“, ha detto Tedros, aggiungendo che resta necessario adottare con urgenza tutte le contromisure possibili. “Vorrei ribadire che il fatto che oggi non venga dichiarata un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale non dovrebbe essere considerato come un segno che l’Oms non ritiene che la situazione sia grave, o che non la stia prendendo sul serio”, ha affermato Tedros.

Per ora virus isolato

L’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale è definita dall’Oms come un evento straordinario che costituisce un rischio per la salute pubblica per altri Stati attraverso la diffusione internazionale delle malattie, e che richiede potenzialmente una risposta internazionale coordinata. Tedros ha affermato che la Cina ha adottato misure ritenute appropriate per contenere la diffusione del coronavirus a Wuhan e in altre città, e l’Oms spera che tali misure si rivelino efficaci nel contenere rapidamente la diffusione dell’infezione. Il capo dell’Oms ha ringraziato il governo cinese per la sua collaborazione e trasparenza. Le autorità cinesi hanno avuto successo nell’isolare e sequenziare il virus molto rapidamente, e hanno condiviso le informazioni con l’Oms e la comunità internazionale. Per il momento, l’Oms non raccomanda restrizioni più ampie ai viaggi o al commercio, e consiglia di proseguire lo screening delle uscite negli aeroporti come parte di una serie completa di misure di contenimento. “Tutti i paesi dovrebbero disporre di misure per rilevare i casi di coronavirus, anche presso le strutture sanitarie”, ha affermato Tedros.

Paura per il Capodanno cinese

Le autorità cinesi e internazionali esprimono crescente apprensione per la rapida diffusione del nuovo ceppo di coronavirus individuato in Cina, in concomitanza con il boom di viaggi domestici e internazionali che coincide ogni anno con le festività del Capodanno lunare. Il virus, che ha già causato centinaia di contagi e nove vittime in Cina, ha riesumato lo spettro della Sindrome respiratoria acuta grave (Sars), un’epidemia causata due decenni fa da un virus della stessa famiglia, e responsabile dal 2002 di oltre 900 morti accertate. L’apprensione è aumentata questa settimana, quando la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) della Cina ha confermato la trasmissibilità del virus da persona a persona tramite le vie respiratorie, ed ha avvertito che l’agente patogeno potrebbe mutare, diventando dunque ancor più contagioso e pericoloso. Le autorità cinesi hanno adottato tempestive misure di monitoraggio e isolamento dell’infezione, che però devono fare i conti con la mobilità straordinaria tipica del Capodanno lunare. A conferma della gravità attribuita dalle autorità cinesi all’emergenza sanitaria, lunedì il presidente cinese, Xi Jinping, ha sollecitato tutte le autorità pubbliche a dare priorità alla “sicurezza e alla salute delle persone”, ed ha ordinato “sforzi risoluti” per prevenire la diffusione del virus.

In Cina, 830 casi e 26 morti

Il nuovo ceppo di coronavirus causa negli individui infetti un’infezione polmonare simile alla polmonite. I sintomi, che per il momento appaiono meno gravi e intensi rispetto a quelli della Sars, includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, sindrome da stress respiratorio. Il bilancio del focolaio di infezione è aumentato nelle ultime ore a 830 casi confermati in 13 province di tutta la Cina, e 26 vittime accertate. Le autorità cinesi hanno individuato l’origine Il governo cinese ha classificato l’infezione nella stessa categoria dell’epidemia della Sindrome respiratoria acuta grave (Sars), il che comporta l’isolamento obbligatorio per i soggetti che contraggono l’infezione.

Il misterioso virus di origine animale

Le autorità cinesi e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non sono ancora state in grado di confermare con esattezza l’origine del virus, che però sarebbe animale: i primi casi di infezione sono stati infatti diagnosticati attorno ad un mercato ittico e delle carni nella città cinese di Wuhan. Il primo caso risale al mese scorso, e da allora le autorità sanitarie cinesi hanno già chiuso il mercato. L’amministrazione di Wuhan ha annullato le attività pubbliche tipiche dell’attuale periodo festivo, tra cui l’annuale preghiera nel tempio Guiyan della città, che lo scorso anno ha attirato circa 700mila persone. Anche le escursioni dei gruppi di turisti fuori città sono state cancellate. Le autorità sanitarie cittadine hanno annunciato ieri la predisposizione di 800 posti letto in tre ospedali designati, mentre altri 1.200 verranno predisposti nel più breve tempo possibile. Peng Houpeng, vicedirettore della Commissione sanitaria municipale, ha affermato che sono state istituite cinque zone di terapia intensiva in altrettanti ospedali locali, ciascuno sorvegliato da 30 operatori sanitari 24 ore su 24.

Le autorità cittadine hanno anche istituito un centro per la gestione dell’emergenza, formalmente diretto dal sindaco Zhou Xianwang e composto da otto gruppi, inclusi i responsabili della risposta alle emergenze, del traffico, delle cure mediche e del controllo delle epidemie. Gli esperti del centro hanno raccomandato la mobilitazione di una squadra di medici per il trattamento di ciascun paziente infetto e in gravi condizioni, e hanno ordinato misure per proteggere il personale medico dall’infezione. È stato chiesto, inoltre, che gli incontri pubblici vengano ridotti o cancellati. Dovranno essere applicate misure quali la chiusura di mercati all’aperto, il controllo della circolazione degli animali selvatici e la misurazione della temperatura corporea delle persone negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e nei moli.

Il quartier generale sarà inoltre incaricato di divulgare le ultime informazioni e i progressi nella prevenzione e nel controllo dell’infezione, e di diffondere le misure preventive per placare il più possibile i timori dell’opinione pubblica. L’autorità aeroportuale cinese ha riferito che tutti i viaggiatori in uscita dal Terminal 3 dell’aeroporto internazionale di Wuhan Tianhe a partire da mercoledì 15 gennaio hanno dovuto sottoporsi alla misurazione della temperatura prima di salire a bordo, e i soggetti che presentavano sintomi febbrili sono stati posti in quarantena. L’autorità aeroportuale ha affermato inoltre di aver richiesto alle compagnie aeree di cooperare con i viaggiatori interessati al rimborso o alla modifica gratuita dei biglietti. Anche la stazione ferroviaria di Wuhan ha ricevuto una notifica riguardante il controllo della temperatura corporea dei viaggiatori.

Un limitato livello di trasmissibilità

Ad oggi il virus si è diffuso sino a Pechino e alla provincia cinese meridionale di Guangdong, e i primi casi di soggetti infetti in arrivo dalla Cina sono stati segnalati dalle autorità di Thailandia, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Taiwan. Sino a domenica, 170 persone sono state ricoverate a Wuhan, nove delle quali in condizioni critiche: 727 degli 817 soggetti a stretto contatto con gli individui infetti sono stati dimessi dopo un periodo di osservazione medica. Non è ancora chiaro il livello di trasmissibilità del virus: le autorità sanitarie cinesi hanno confermato almeno due casi di trasmissione diretta tra individui, entrambi nel Guangdong: in entrambi i casi, i soggetti sono stati infettati da familiari che avevano viaggiato nell’area di Wuhan. Secondo un portavoce dell’Oms a Manila, le informazioni analizzate sinora indicano una trasmissibilità del virus limitata, e per il momento il tasso di mortalità appare inferiore a quello dell’11 per cento della Sars.

Diversi esperti sospettano però che l’entità dell’infezione sia più grave di quanto emerso sinora: uno studio dell’Imperial College di Londra, ad esempio, stima che in realtà i casi di contagio nella sola Wuhan siano stati oltre 1.700 sino allo scorso 12 gennaio. Il professore Neil Ferguson, uno degli autori del rapporto, ha spiegato che i soggetti che presentano i sintomi meno acuti potrebbero scambiare l’infezione per una comune influenza, e non allertare le autorità mediche. Il ritardo medio tra la contrazione dell’infezione e la diagnosi sarebbe di circa 10 giorni; tale ritardo apre al rischio di una maggiore diffusione del virus, ma pare anche dimostrare che per il momento la patologia presenta un rischio sanitario meno acuto di quanto temuto a livello internazionale.

Taiwan chiede all’Oms di cooperare

Il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha esortato la Cina a condividere informazioni “corrette” in merito alla diffusione del nuovo ceppo di coronavirus, ed ha chiesto all’Oms di non escludere Taiwan dalle misure di cooperazione tese ad arginare il virus sulla base di considerazioni politiche. Taiwan non è un paese membro dell’Oms a causa del veto opposto dalla Cina, che ritiene l’Isola una sua provincia secessionista. Tsai ha tenuto una conferenza stampa il 21 gennaio, per confermare il primo caso di coronavirus a Taiwan, diagnosticato su una donna di ritorno da Wuhan, primo focolaio dell’infezione

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
Radio Colonna