Roma è “una città in cui molti hanno perso la speranza”, ma con la conclusione del Giubileo “comincia un tempo nuovo per la nostra diocesi”. Il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per Roma, guarda a questo Anno Santo, chiude la Porta Santa a San Giovanni in Laterano, e traccia un bilancio dei mali della città.
Quanti sono i poveri a Roma?
“Possiamo professare la nostra fede senza preoccuparci di quanti, per i pesi che devono portare, per il dolore che patiscono, per le ingiustizie che subiscono, non riescono a vedere altro che una tomba vuota, il segno più acuto dell’assenza?”, ha sottolineato il cardinale Reina nell’omelia. L’aumento del commercio, dei turisti, la crescita del Pil regionale non hanno sconfitto la povertà nella Capitale. Nel 2024, circa 25 mila persone hanno chiesto aiuto alla Caritas per mangiare, vestirsi, lavarsi, e più in genere chiedere assistenza. Numeri in sostanza invariati rispetto al 2023, ma quattro persone su dieci si sono rivolte all’organismo caritativo per la prima volta.
Anche durante il Giubileo poca solidarietà a Roma
Il vicario del Papa, nel chiudere la Porta Santa, traccia il bilancio di una città poco solidale. “Assenza di solidarietà nel divario tra periferia e centro – ha messo in luce -. Assenza di attenzione alle miserie economiche ed esistenziali. Assenza di fraternità in cui ci rassegniamo, anche nel presbiterio, a rimanere soli o a lasciarci da soli”. D’altronde nel II municipio il reddito procapite è più del doppio a quello registrato nel VI, e i giovani arrivano a malapena a 11 mila euro l’anno. C’è poi un’assenza in cui le famiglie si disperdono, i legami si infragiliscono, le generazioni si oppongono, le dipendenze diventano catene. L’assenza di giustizia che non risponde all’altissima vocazione della politica di rimuovere gli ostacoli perché ognuno possa trovare uguale opportunità per realizzarsi, dare forma ai propri sogni, sostanza alla propria dignità, con il lavoro e giusti salari, avere una casa, essere difeso e curato nelle proprie fragilità”.