Navalnyj/La polemica: contestata la Lega durante la fiaccolata in Campidoglio – VIDEO e FOTOGALLERY

Una parte della folla ha accolto il senatore leghista Romeo al grido di: "Vergogna vergogna", in riferimento alla presunta vicinanza del suo partito al governo di Putin

La fiaccolata in piazza del Campidoglio a Roma, in ricordo del dissidente russo Alexei Navalnyj

In centinaia ieri hanno partecipato alla fiaccolata in piazza del Campidoglio a Roma, per rendere omaggio al dissidente russo Alexei Navalnyj, morto a 47 anni in un carcere di alta sicurezza in Siberia. Erano presenti anche le rappresentanze diplomatiche di 35 Paesi: tutte le 27 ambasciate dell’Ue più 8 extra Ue, compresi gli Stati Uniti.

Alla manifestazione hanno aderito in maniera bipartisan tutte le forze politiche del nostro Paese. C’era la segretaria del Pd Elly Schlein, il leader di Azione Carlo Calenda, il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, e il senatore della Lega, Massimiliano Romeo. Proprio quest’ultimo è stato contestato da una parte della folla, accusato della presunta vicinanza del suo partito al governo di Putin. Romeo è stato accolto dalle urla: “Vergogna vergogna”. E ancora: “Parlaci di Savoini, dove sono i 49 milioni? Vattene a Mosca, leghista”.

Ci sono stati presidenti del Consiglio “che hanno stipulato accordi con Putin rendendo il nostro Paese dipendente dalla Russia a livello energetico. Basta strumentalizzare – ha risposto Romeo -. Abbiamo preso le distanze più volte da quello che è stato in passato, come l’hanno prese tanti leader che con Putin hanno fatto degli accordi a livello internazionale. La storia cambia, nel momento in cui un personaggio come Putin invade una nazione libera e sovrana come l’Ucraina. Quindi il nostro giudizio non può essere che di grande condanna nei confronti di chi ha messo sostanzialmente in difficoltà enorme il mondo intero”, ha concluso.

Sul palco, dopo un breve saluto del sindaco Gualtieri, si sono alternate le testimonianze di alcuni cittadini russi residenti in Italia. Da Roma “parte un appello a Putin. Oggi siamo qui a gridare fermatevi. Come Capitale abbiamo pagato anche noi le conseguenze nefaste del tracollo della democrazia. La morte di Navalnyj è un segno di debolezza, di paura e di distacco dal popolo russo”, ha detto il sindaco Gualtieri.

Questa piazza sta dando un forte segnale “di unità del Paese e della comunità internazionale. Grazie ai cittadini, agli ambasciatori, ai diplomatici dei Paesi che hanno voluto esserci per esprimere sdegno e condanna per la morte di Alexei Navalnyj, risultato di una lunga, deliberata, feroce persecuzione politica. Chiunque ami i valori della libertà e della democrazia non può accettare questa morte in silenzio”, ha sottolineato il sindaco.

Per noi del Partito democratico “è importante essere qui. Abbiamo subito aderito perché siamo convinti che bisogna alzare la voce contro un regime che uccide la libertà, che uccide il dissenso. Ci sono chiare responsabilità politiche dietro la morte di Navalnyj, risalgono al regime russo, risalgono a Vladimir Putin”, ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Tutte le forze politiche “sono oggi qua, non è una cosa comune per l’Italia. È un segnale importante di solidarietà per chi muore per la libertà: sono i dissidenti russi e sono anche gli ucraini. Quindi, sono contento che qui ci siano tutti. Io sarò in Ucraina il 24 febbraio, cioè l’anniversario dell’invasione. L’Ucraina combatte per la libertà, che è un valore universale. Noi siamo qui per questo motivo”, ha aggiunto il leader di Azione Carlo Calenda.

 

 

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