20 Giugno 2021
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Magnum Manifesto, la storia dell’agenzia fotogiornalistica in mostra a Roma

Dal 7 febbraio al 3 giugno le immagini più belle e famose dei primi 70 anni di Magnum Photos. Andréa Holzherr presenta la retrospettiva

Bruno Barbey: 
Un gruppo di studenti forma una catena per passare i ciottoli di una barricata a rue Gay-Lussac. Parigi, 10 maggio 1968.
©Bruno Barbey /Magnum Photos/Contrasto

Magnum Manifesto è una mostra dedicata alla storia dell’agenzia fotogiornalistica internazionale nata 70 anni fa. Dal 7 febbraio al 3 giugno al Museo dell’Ara Pacis sarà possibile rivedere alcuni degli scatti più belli e che hanno fatto la storia dell’agenzia Magnum Photos.

Magnum Photos è una cooperativa di fotografi famosissimi, nata il 22 maggio del 1947 grazie ai fotografi Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour. 70 anni fa, grazie a Magnum, i fotografi diventarono proprietari dei propri scatti, alcune delle foto più celebri al mondo sono di proprietà del collettivo, ma la mostra dell’Ara Pacis non le celebra.

Magnum Manifesto è organizzata in tre parti per raccontare i 70 anni dell’agenzia e inserire le foto in un contesto storico più ampio.

“Abbiamo pensato questa mostra con l’ICP di New York che detiene l’archivio fotografico di Capa, uno dei fondatori di Magnum. Abbiamo pensato la mostra con Clément Chéroux (che aveva curato la retrospettiva su Henri Cartier-Bresson ospitata nello stesso museo, ndr) e Clara Bouveresse, è la prima mostra all’Ara Pacis e in Europa, quando l’agenzia Magnum ha compito 70 anni ci siamo sentiti vecchi pur non essendolo. Abbiamo pensato che il mondo ci vedesse come dei vecchiacci, invece, siamo giovani. L’idea della mostra gioca anche con il senso del tempo. La storia di Magnum è, dunque, quella della fotografia stessa. Quello che vedrete nella mostra diviso nelle tre aree parla dello sviluppo della fotografia giornalistica e della fotografia artistica”, ha spiegato Andréa Holzherr.

Fra i membri storici Elliot Erwitt, che nelle sue Fotografie di Famiglia scrive: “Poco m’irrita di più dei fotografi che pontificano parlano di fotografia o parlano dei propri scatti in pubblico, almeno che non siano appena tornati dalla Cina, siano stati sulla Luna o abbiano qualcosa d’interessante da dire su una tecnica particolare, un nuovo approccio o siano interessanti e intelligenti. Dovrebbero parlare attraverso le loro foto”.

E questo accade per tutti gli scatti in mostra dalla serie dedicata al pane negli USA di Erich Hartmann, ai ventenni di Generation X fino agli ultimi reportage realizzati dopo l’attentato di Nizza dall’argentina Alessandra Sanguinetti o quello dedicato al declino di Rochester, la città della Kodak.

La prima sezione, 1947 – 1968, è dedicata ai diritti e ai rovesci umani. Fra le foto in mostra, una serie che ricalca la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948, gli scatti della Generation X o lo speciale fotografico a bordo del treno che portava la salma di Robert Kennedy realizzato da Paul Fusco.

“Non si può raccontare tutta la storia dell’agenzia, della fotografia e del mondo, Clément ha scelto gli scatti e gli ha organizzati in queste aree, ognuna delle quali ha delle cloud dove si trovano una serie di foto dell’epoca. La prima corrisponde all’apogeo della fotografia giornalistica, gli scatti sono spesso stati utilizzati in riviste e in giornali”.

La seconda sezione, 1969 – 1989, è dedicata a un inventario di differenza: un’epoca di contrasti caratterizzata dalla Guerra Fredda, in cui i fotografi iniziano a pubblicare libri tematici con i loro scatti.

“Terminato il secondo conflitto mondiale, c’è una voglia di parlare di comprensione e la fotografia diventa umanistica, attenta allo sguardo e alla vita dell’uomo. In questo periodo dell’uomo ci fu una mostra al MOMA, The Family of Man, nel 1955. Qui si affrontano le differenze, c’è la Guerra Fredda, si capisce che non siamo uguali, si pensa alla solitudine e si dà spazio all’altro e allo straniero. E termina anche l’era dei grandi periodici come Life, quindi il mondo editoriale perde interesse nelle foto e i fotografi lavorano ad altro”.

Realizzano libri tematici come Gypsies di Josef Koudekla sulla vita dei Rom, o San Clemente di Raymond Depardon che in un film raccoglie le foto dei malati mentali di un ospedale psichiatrico di Venezia e la Spagna Occulta di Cristina García Rodero.

La terza e ultima parte, 1990 – 2017, è dedicata agli ultimi anni dell’agenzia Magnum Photos, preceduta da un corridoio:

“È una sorta d’intermezzo fra la seconda e la terza parte che mette in opposizione il lavoro personale dei fotografi a quello corporate, richiesto da aziende e altri gruppi. Da una parte il lavoro che permette ai fotografi di sopravvivere e dall’altra il loro spirito artistico. Questo mostra l’evoluzione di Magnum Photos, il corporate sostituisce il lavoro editoriale. Oggi nella terza parte c’è il core business dell’agenzia. Si chiama La Fine, ci sono le frontiere, gli attentati, i reportage di Rochester che testimoniano questo”.

Rochester era la “gloria” della fotografia, la città della fabbrica della Kodak, oggi in declino. La fine è il fil rouge dell’ultima sezione: la fine del colonialismo e del comunismo nelle serie di Martin Parr (attuale presidente del collettivo), Peter Marlow racconta l’ultimo volo del Concorde, il Sudafrica post-Apartheid negli scatti di Mikhael Subotzky, Mark Power scatta la caduta del muro di Berlino e l’italiano Paolo Pellegrin racconta le turbolente onde del Mediterraneo da un barcone di immigrati.

Magnum Manifesto racconta 70 anni di storia, della nostra storia, scatti a metà strada fra l’arte e il giornalismo grazie ai quali comprendiamo meglio noi stessi. La mostra è proposta da Contrasto e Magnum Photos 70 in collaborazione con Zètema.

Info

MAGNUM MANIFESTO
Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia

Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta
7 febbraio – 3 giugno
Aperta tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30
Biglietti: 11 euro, 9 euro

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