Papa Francesco – Un uomo di parola, Wim Wenders presenta il suo film

Il regista tedesco racconta Jorge María Bergoglio in un documentario che sarà in sala dal 4 al 7 ottobre

Wim Wenders e papa Francesco durante le riprese del documentario Francesco - Un uomo di parola POPE FRANCIS - A MAN OF HIS WORD © 2018 CTV, Célestes, Solares, Neue Road Movies, Decia, PTS ART’s Factory/ photograph by Francesco Sforza

Papa Francesco – Un uomo di parola è il documentario che il regista Wim Wenders ha dedicato a papa Francesco: un ritratto del pontefice attraverso le sue parole, la scelta del suo emblematico nome e i suoi viaggi. Papa Francesco – Un uomo di parola sarà in sala dal 4 al 7 ottobre, ma il regista tedesco l’ha presentato oggi alla stampa romana. 

Il regista tre volte candidato agli Oscar è stato contattato per realizzare il documentario da una lettera del monsignor Dario Edoardo Viganò, l’ex prefetto delle comunicazioni del Vaticano, inviata a dicembre 2013, quando papa Francesco era stato eletto da appena sei mesi:

“Non conoscevo il suo nome, ma monsignor Viganò mi sono reso conto che aveva studiato e aveva scritto dei libri sul cinema e sapeva quello che faceva. Quando mi ha scritto, abbiamo discusso sul progetto, ma l’idea di fare un film sul papa era ancora molto vaga. Non avevamo idee precise, mi ha chiesto se mi vedevo a scriverlo, dirigerlo e produrlo; gli ho risposto sì, ma doveva essere una produzione indipendente, non vaticana. Dario Viganò non aveva in mente un film del genere, ma un film come tutti gli altri che avevo realizzato prima”.

Il regista tedesco ci ha messo quattro anni a realizzarlo e dopo il passaggio a Cannes, esce in sala in un periodo delicato del pontificato di Francesco. Curiosamente, lo stesso regista ammette di aver “pensato” di prendere i voti:

“Sono stato cresciuto cattolico, a 16 ho pensato davvero di diventare prete. Da giovane, immagini diverse professioni, medico come mio padre, insegnante o prete, poi sono arrivati i film e il rock n’ roll e nel 1968, a 23 anni, ho abbandonato la Chiesa e ci sono sono tornato solo dopo altri 20 anni diventando protestante”. 

Realizzando Papa Francesco – Un uomo di parola, Wenders era sicuro di non voler fare un film solo per cattolici, ma godibile anche per chi non crede:

“Volevo che fosse chiaro che avessero assunto un protestante o meglio un cristiano ecumenico che è quello io mi considero, ho molti amici nella chiesa cattolica, specialmente francescani e gesuiti, ho amici ebrei, protestanti, buddisti, musulmani. Hanno assunto un regista che è stato cresciuto cattolico, qualcosa che di cui non puoi liberarti. Hanno assunto un uomo  colpito dal vescovo di Roma sin dalla scelta del suo nome: Francesco. Ero come voi davanti alla TV ed è stata la prima cosa che mi ha colpito, prima ancora di vederlo: chiamarsi così nel 21° secolo era un atto di coraggio, era pronto ad attaccare alcune delle problematiche del nostro tempo: l’ambiente, l’apertura nei confronti delle altre religioni e la povertà”.

Il regista però non avrebbe mai pensato di incontrarlo di persona:

“Mi ha colpito ancora di più incontrarlo di persona, nel 2016,  se guardi qualcuno negli occhi non c’è un’altra impressione che dovresti avere ed è per questo che ho girato il film in modo da permettere a tutti di guardarlo negli occhi. Lui parla a tutti faccia a faccia. Sapevo che questo Papa sarebbe andato in contro a molte resistenze, ma non sono stato assunto dal Vaticano per realizzare questo film, ho parlato solo a due persone del Vaticano di questo film: Viganò e Stefano D’Agostini di CTV. Il film è rimasto una produzione indipendente e quasi nessuno lo sapeva. Dopo averlo realizzato sono ancora più cosciente della resistenza contro papa Francesco, il fatto che abbia richiesto tolleranza zero nel tema pedofilia gli porterà dei problemi. Penso che abbia ereditato un problema mostruoso, chi è contro di lui è un conservatore della Chiesa perché lui va troppo oltre la sua idea di trasparenza e tolleranza zero ed è troppo aperto alle altre religioni. Penso sia il papa perfetto per il 21° secolo, ma non tutti ne sono al corrente”.

Daniele Lucchetti aveva già dedicato un film al papa, ma Wim Wenders non l’ha visto e trova qualche difficoltà a definire lo scopo del suo film:

“L’ho dovuto definire io, ho chiesto se dovevo fare un film per cattolici e mi hanno detto di fare un film per tutti. Realizzando il doc mi sono reso conto che papa Francesco ha la straordinaria capacità di connettersi alle persone, penso che Dario Viganò mi abbia chiesto di fare questo film perché in un lungometraggio questa sua capacità viene resa al meglio. Forse questo era uno degli scopi del film, spesso ho chiesto in Vaticano di definire meglio la loro idea, le critiche, ma non sono mai intervenuti. Alla fine mi ha fatto piacere, ho realizzato il film con calma e non mi hanno censurato mai”.

Seppur realizzato con molte immagini della CTV, la TV del Vaticano, Wenders ha lavorato in totale libertà:

“Ho passato delle notti insonni a causa di questo film, mi sono reso conto che era una responsabilità enorme, diversa fa quella per girare un film su un vecchio musicista dell’Avana o una coreografa tedesca; alla fine lo scopo era rendere giustizia a papa Francesco, alla sua personalità e al suo carattere. In una scena, in particolare, appare così piccolo e poco importante: quando racconta delle confessioni che faceva quando era un giovane prete a Buenos Aires”.

In questa scena, tratta da una delle numerose interviste di Wenders al pontefice, Francesco racconta che chiedeva ai giovani genitori se avevano perso del tempo giocando con loro:

“Quando l’ha detto, ho pensato, questo è la definizione di civilizzazione in pillole: abbiamo perso tante cose, i genitori non perdono tempo con i figli. E ha anche detto un’altra dichiarazione en passant che la tenerezza è una forza, in un periodo in cui tutti i politici parlano di forza, ma non di tenerezza. Quest’uomo è l’unica voce che ha una moralità in questo pianeta, ho capito che dovevo rendere giustizia a un uomo coraggioso che si è chiamato Francesco”.

Wenders ha anche insistito nel film che uno dei gesti più rivoluzionari del pontefice è stato proprio quello di chiamarsi come San Francesco d’Assisi, un uomo rivoluzionario secondo il regista. Un uomo profondamente spirituale:

“Mi hanno chiesto spesso della spiritualità di papa Francesco, mi hanno domandato: parla più spesso di politica, ambiente ed economia. Non parla di Dio così spesso, penso che sia profondamente spirituale, non ho mai conosciuto una persona che non avesse paura. La sua assenza di paura è traducibile con la sua spiritualità”.

Spiritualità che condivide proprio con San Francesco, uno dei personaggi del film raffigurato come se fosse negli anni 20:

“Volevo essere contemporaneo e sottolineare l’importanza di chiamarsi Francesco nel 20° secolo e volevo farlo per una generazione che non è stata cresciuta cattolica e senza spendere molto. Ho capito che volevo nel film San Francesco, ho visto tutti i film su di lui, per esempio quello di Rossellini, e viene visto come una figura romantica e per me non lo era. Ho capito che non potevo usare né quello di Rossellini né quello con Mickey Rourke e l’ho fatto io con una macchina da presa degli anni 20 che avevo usato nel film L’anima di un uomo”. 

Wenders si è dunque ritrovato a girare un microfilm dentro il documentario dedicato alla vita di San Francesco con Ignazio Oliva a interpretare il santo di Assisi: 

“Ho girato con questo bellissimo uomo, tre costumi e due altri francescani come se fosse Assisi del 13° secolo anche se nel film si vedono dei tratti del 21° secolo”.

Wenders, un testimone del 20 e del 21° secolo, pensa che il messaggio di Francesco può veramente cambiare il mondo:

“Siamo in un momento decisivo, si può sbagliare o assistere a una svolta. La forza di Francesco sta nel suo ottimismo, sono anch’io ottimista e guardandolo ho visto che era pieno di energia positiva. Spero che possa arrivare a tutti, ci sono molti capitani che hanno abbandonato la nave, ma Francesco non l’ha fatto: parla di responsabilità non solo per la chiesa, ma a tutti gli uomini di buona volontà”.

Nei titoli di testa si ascolta con una canzone di Patti Smith e avrà probabilmente un’uscita editoriale allegata al dvd per raccogliere su carta le parole di Francesco, il papa che Wenders ha conosciuto qualche momento prima di girare:

“L’ho conosciuto cinque minuti prima della nostra intervista, mi ha detto che sapeva chi fossi ma mi ha detto che non aveva mai visto un mio film e mi sono sentito sollevato, potevamo iniziare da zero. Penso di conoscerlo dopo otto ore di interviste anche se non ho il suo cellulare. Non credo che abbia visto il film, ma io stesso non vedrei un film su di me”.

Il film si conclude con Francesco che parla dell’importanza del sorriso e della Preghiera del senso dell’umorismo di San Tommaso Moro:

“Riguardando le tre interviste mi sono reso conto che non avevo una fine per il documentario, ho richiesto una quarta intervista e non sapevo come chiedere al pontefice di darmi una fine gli e l’ho detto e mi ha risposto: ci penso io. Quando ha parlato di arte e artisti e della preghiera del senso dell’umorismo, ha salutato in camera e mi sono messo a ridere: era il finale perfetto”.

Papa Francesco – Un uomo di parola sarà al cinema dal 4 al 7 ottobre, distribuito da Universal Pictures. 

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