Villa Farinacci, da casale di campagna a polo culturale

Il casale sorto per volontà del gerarca Farinacci oggi è un polo culturale e location per eventi

La chiamano Villa Farinacci. In effetti, si è sempre chiamata così. Una villa nel mezzo del verde romano, verde di periferia, edificata nel bel mezzo di un fondo rustico. Tutto nasce il 29 luglio 1940, quando il gerarca fascista Roberto Farinacci (1892-1945) chiese la licenza edilizia per costruire una “casa rurale con deposito di cereali e abitazione padronale”, su un terreno di sua proprietà nell’area di Aguzzano.

Il progetto, firmato da Lorenzo Chiaraviglio,  prevedeva un modello di casale in stile razionalista, assemblando motivi, come la torre inserita nel corpo centrale del fabbricato, il cortile porticato, la loggia, il viale maestro e, utilizzando materiali, quali cortina e travertino, tradizionali dell’edilizia rurale romana. Gli ambienti al pianterreno erano destinati ad usi funzionali, quali “rimessa”, ufficio e “deposito cereali”.  Alla fine degli anni ’60 la Villa fu adibita a ristorante mentre nel 1975 l’edificio è stato espropriato agli eredi Farinacci ed è entrato a far parte della proprietà del Comune di Roma, che ne ha fatto un polo per gli eventi e per la cultura.

Ora, Villa Farinacci si prepara a vivere una nuova stagione estiva. O forse no, vista l’emergenza sanitaria nazionale e planetaria. Fatto sta che il Comune ha messo sul piatto 73 mila euro con l’obiettivo di “avviare una indagine di mercato con lo scopo di conoscere l’assetto del mercato di riferimento, i potenziali concorrenti e gli operatori interessati a partecipare alla procedura negoziata per l’affidamento del servizio di Attività culturali Villa Farinacci 2020 per la programmazione, organizzazione e realizzazione di attività ed eventi culturali da svolgersi nell’anno 2020 presso l’immobile di viale Rousseau 90”. L’appalto decorre dal 1 agosto 2020 al 31 dicembre 2020 e comunque dalla data di affidamento al 31 dicembre 2020. Coronavirus permettendo.

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