A Roma persiste il divario di genere nel lavoro: meno occupazione e stipendi più bassi per le donne

Il rapporto 2025 del Comune di Roma sul mercato del lavoro evidenzia forti disuguaglianze tra uomini e donne nella Capitale. Secondo l’analisi della Cgil Roma e Lazio, le donne lavorano meno, sono più spesso precarie o part-time e percepiscono stipendi mediamente più bassi.

A Roma il divario di genere nel mondo del lavoro resta marcato. Il rapporto statistico 2025 del Comune, come riporta La Repubblica, mostra che l’occupazione femminile è ancora nettamente inferiore a quella maschile e che le donne sono più esposte a precarietà e salari più bassi.

Nella Capitale lavora il 63% delle donne contro il 74% degli uomini. La distanza aumenta nella Città Metropolitana, dove l’occupazione femminile scende al 58%, mentre quella maschile resta al 73%.

Un elemento centrale è il part-time: circa una donna su tre ha questo tipo di contratto, spesso non per scelta. Secondo il sindacato, in molti casi il part-time nasconde anche lavoro irregolare, con ore lavorate superiori a quelle indicate nel contratto. Tra gli uomini, invece, il part-time riguarda solo l’8% dei lavoratori.

Le donne risultano inoltre più coinvolte nel lavoro precario: a Roma i contratti atipici riguardano il 13,4% delle lavoratrici contro il 10% degli uomini, mentre nell’area metropolitana rappresentano oltre la metà degli occupati con contratti non standard.

Il rapporto evidenzia anche il fenomeno dei cosiddetti contratti “pirata”, accordi firmati da soggetti poco rappresentativi che garantiscono minori tutele e salari più bassi, diffusi soprattutto nel sistema dei subappalti.

Il livello di istruzione incide in modo diverso tra i due sessi: tra gli uomini con istruzione medio-bassa lavora il 60%, mentre tra le donne la quota scende al 33%.

Anche gli stipendi mostrano una forte differenza. La media lorda è di circa 3.000 euro per gli uomini e 2.350 per le donne, ma quasi la metà delle lavoratrici guadagna meno di 2.000 euro lordi, contro il 27% degli uomini.

Infine pesa anche la maternità: il rapporto tra donne occupate con figli e senza figli è di 81 a 100, segno che avere figli continua a rappresentare un ostacolo all’accesso e alla stabilità nel lavoro. Secondo la Cgil, il divario è legato anche alla carenza di servizi pubblici e alla distribuzione ancora diseguale del lavoro domestico e di cura.

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