Atac, la pandemia e lo sboom delle consulenze

Dopo anni di sprechi, nel 2020 la spesa per incarichi e consulenze scende di 800 mila euro

La pandemia fa miracoli. Anche sgonfiare il volume delle celeberrime consulenze di Atac, da anni nel mirino della Corte dei conti. Dopo anni di boom, l’ultimo bilancio indica una prima, inattesa, sterzata. Alla voce consulenze e prestazioni professionali, si registra un ripiegamento dai 6,9 milioni del 2019 ai 6,1 del 2020 con una riduzione di spesa di circa 820 mila euro. Le sole consulenze, poi, sono passate dai 386 mila euro del 2019 ai 235 mila del 2020.

D’altronde, come si legge nel bilancio, “al fine di ridurre le spese relative alle consulenze specialistiche e professionali, la società continua a perseguire gli obiettivi di massima valorizzazione delle risorse interne, con ricorso solo eventuale e adeguatamente motivato a competenze e professionalità esterne”. Di più. Atac si è dotata di un’apposita procedura volta a disciplinare le fasi di programmazione, acquisizione e monitoraggio delle consulenze”.

Una frattura netta con un passato fatto di sprechi, con le spese per consulenze e prestazioni professionali lievitate di un milione e 600mila euro, passando dai 4,7 milioni del 2016 ai 6,3 milioni dell’anno successivo. In compenso, sui conti di Atac c’è la mina biglietti. Sul bilancio 2020 appena pubblicato sul sito dell’azienda, sono stati messi nero su bianco i numeri della pandemia, con un impatto devastante sui conti dell’azienda, che nel 2020 hanno riportato perdite tutto sommato contenute a quota 22 milioni. Ma i titoli di viaggio venduti (Metrebus e Rete Atac) sono stati poco più di 39milioni e 410mila, con in decremento pari al 59,9% rispetto al valore consuntivo del 2019 quando, i biglietti ceduti, avevano superato i 98milioni e 375mila unità.

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