E adesso che è tutto vero, come la mettiamo? Roberto Gualtieri è il nuovo sindaco di Roma e tra le tante cose promesse in campagna elettorale dovrà mantenerne una. La riduzione della odiata Tari, la tassa sui rifiuti che ogni anno manda su tutte le furie commercianti e cittadini. Troppo cara (a Roma si paga più di ogni altra città in Italia, 260 euro pro-capite) e troppo scarso il servizio offerto. Come raccontato poche settimane fa, l’ex ministro diventato sindaco promise un taglio secco della Tari, pari al 20% in 5 anni.
“Nei prossimi cinque anni, migliorando la raccolta porta a porta e con l’introduzione della tariffa puntuale, puntiamo a una riduzione della Tari del 20%, che la riporterebbe a un livello più corretto che c’è oggi nelle altre città italiane. Sui rifiuti certamente ci sarà una collaborazione con la Regione, che ha il compito di autorizzare gli impianti e noi chiederemo l’autorizzazione per realizzare quelli neccessari alla chiusura del ciclo. Faremo impianti moderni e puliti che hanno lo scopo di creare energia pulita”.
Musica per quegli imprenditori romani stufi della spazzatura e che da tempo chiedono una riduzione della tassa sui rifiuti. Ma per le casse di Ama, la municipalizzata della raccolta, come la mettiamo? Guardando al conto economico dell’azienda, le entrate da contratto di servizio per l’igiene urbana si attestano sui 723 milioni di euro, su un monte ricavi da 809 milioni. Contratto con il Campidoglio che sta in piedi proprio sulla tariffa dei rifiuti stabilita dallo stesso Comune. Dunque, dal versamento della Tari, dipende il destino di Ama. La quale, come raccontato dal numero uno Stefano Zaghis, sembra ben disposta a parlarne. “L’impegno che Ama si è presa è quello di recuperare la maggior parte di elusione possibile. Questo migliorerà il gettito e consentirà a tutti di pagare meno”.