La salute delle donne vale meno di quella degli uomini, un divario che ha anche un costo economico

Colmarlo potrebbe generare oltre mille miliardi di dollari di valore aggiunto entro il 2040

Le donne trascorrono mediamente il 25 per cento della loro vita in condizioni di salute non ottimali rispetto agli uomini, e colmare il divario esistente nella cura del corpo femminile potrebbe generare oltre mille miliardi di dollari di valore aggiunto entro il 2040. È da questi dati del rapporto “Closing the Women’s Health Gap”, pubblicato dal McKinsey Health Institute in collaborazione con il World Economic Forum, che ha preso il via l’evento “Salute, ormoni e leadership: il nuovo paradigma dell’imprenditoria femminile”.

L’iniziativa, promossa da Cna Impresa Donna Roma, ha messo al centro il confronto tra scienza, impresa e coaching. “Prendersi cura della salute delle donne significa investire nel futuro dell’economia: con 96.439 imprese femminili, Roma è la prima città italiana per numero di aziende guidate da donne, e affrontare questo tema, qui, è fondamentale – ha commentato la presidente di Cna Impresa Donna Roma, Lucia de Grimani -. Conoscere i propri ritmi biologici, comprendere l’impatto degli ormoni, prevenire il sovraccarico e prendersi cura del proprio equilibrio psicofisico significa sviluppare una leadership più consapevole, sostenibile ed efficace. Per secoli, il corpo femminile non è stato considerato. Produttività, innovazione, capacità di leadership e competitività del sistema economico: la salute delle donne non è più una questione privata, ma una leva strategica per lo sviluppo del sistema-Paese”.

Non è solo una questione medica, ma economica e culturale. “Per secoli il corpo femminile non è stato considerato,” ha detto Lucia de Grimani, presidente di Cna Impresa Donna Roma. “Produttività, innovazione, capacità di leadership: la salute delle donne è una leva strategica per lo sviluppo del sistema-Paese.” Conoscere i propri ritmi biologici, comprendere l’impatto degli ormoni, prevenire il sovraccarico fisico e mentale: tutto questo, secondo de Grimani, si traduce in una leadership più consapevole ed efficace.

Al convegno sono intervenute una biohacker e arbitra internazionale, una ginecologa, una responsabile di AstraZeneca e una veterinaria imprenditrice: voci diverse che hanno affrontato il tema da angolazioni complementari, dalla performance femminile al valore della medicina di genere, fino al benessere come generatore di valore economico.

Un dettaglio non secondario, ricordato nel corso dell’evento: l’Italia è il primo Paese europeo ad aver riconosciuto per legge la medicina di genere, un approccio che tiene conto delle differenze biologiche e socio-culturali tra uomini e donne nella prevenzione, nella diagnosi e nelle cure. Un primato legislativo che, stando ai dati presentati oggi, attende ancora di essere tradotto in pratica.

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