Le banche mollano Ama. Liquidità a rischio

In cassa la liquidità sta finendo, Lorenzo Bagnacani numero uno di Ama, lo ha fatto sapere, con l'ennesima lettera alla sindaca Virginia Raggi

Come volevasi dimostrare. Le banche mollano Ama, pericolo già paventato tre mesi fa (qui l’articolo di Radiocolonna.it). In cassa la liquidità sta finendo, Lorenzo Bagnacani numero uno di Ama, lo ha fatto sapere, con l’ennesima lettera alla sindaca Virginia Raggi, ma Roma Capitale ha risposto che Ama non può trattenere l’incasso della Tari, rimandando tutto a una fantomatica cabina di regia, come se il tempo non stesse scadendo.

Eppure, due giorni fa le banche hanno inviato l’ennesima missiva, spiegando che i rubinetti sono destinati a essere chiusi. Spiegano che le linee B e C dei finanziamenti non possono più essere autorizzate perché erano subordinate al ricevimento, entro il primo febbraio, di tre documenti da Roma Capitale: il bilancio 2017 approvato (è stato bocciato), la lettera con cui il Campidoglio garantisce i prestiti, il via libera al contratto di servizio. Non c’è nulla. Ama è a un passo dal baratro. Ieri tutti i dirigenti sono accorsi nella sede di Calderon de la Barca, il clima era tra l’incredulo e la paura, con Bagnacani che resta chiuso nel bunker, non ha intenzione di dimettersi, forte anche del materiale su cui sta lavorando la procura.

Il Campidoglio, azionista di Ama al 100%, ha chiesto tempo fino a lunedì garantendo che per quel giorno risolverà la situazione. L’agonia di Ama – altro che investimenti sulle fabbriche dei materiali e sui tredici nuovi impianti – è ormai oggetto di un’inchiesta della Procura della Repubblica e di un’altra della Corte dei conti.

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