Rifiuti ed elezioni, la campagna elettorale si gioca sulle discariche

Lite Raggi-Zingaretti

Tra raccogliere e smaltire i rifiuti, a Roma, c’è di mezzo la campagna elettorale.

Nella Capitale, l’emergenza, con cumuli di sacchetti ammassati attorno ai secchioni e lungo le strade, è iniziata a partire dalla chiusura della discarica di Roccasecca, in provincia di Frosinone, e sta esplodendo in questi giorni insieme allo scontro tra Regione Lazio e Campidoglio, i cui schieramenti politici si rincorrono nei sondaggi in vista delle elezioni amministrative di Roma 2021.

L’ultimo capitolo della saga che vede ha visto scontrarsi il centrosinistra, rappresentato da Roberto Gualtieri del Pd sostenuto dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e dal Movimento 5 stelle che ha ricandidato la sindaca uscente Virginia Raggi, è andato in scena nelle ultime 48 ore.

Le pressioni della Regione Lazio, affinché il Campidoglio individuasse un sito per la realizzazione di una discarica, si sono concluse – senza non poche proteste da parte dei sindaci dell’area metropolitana di Roma – con l’ordinanza urgente emanata da Raggi per riaprire il settimo invaso di Albano Laziale che potrebbe accogliere fino a 200 mila tonnellate.

L’ordinanza, però, ieri al centro di un tavolo al Ministero della transizione ecologica, è stata giudicata “inefficace” dai tecnici del Mite poiché non contempla un cambio dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), necessario ad accogliere i rifiuti provenienti dalla Capitale: la conca, infatti, è idonea soltanto per rifiuti trattati da Tmb e pertanto, al fine di accogliere altro tipo di scarti, sarebbe necessario un cambio di autorizzazione.

Il Mite ha invitato il Campidoglio a inserire una deroga ambientale che presupponga il cambio dell’Aia. D’altro canto dal tavolo è emerso anche che ci sarebbero “aree bianche” per realizzare una discarica per Roma nella provincia di Magliano Romano: il dato sarebbe emerso dalla cartografia presentata da Città metropolitana di Roma, tuttavia secondo il sindaco della cittadina, Francesco Mancini, “Magliano Romano è un’area satura” su cui “vigono una serie di fattori escludenti, certificati dalla Città metropolitana”. Il sindaco ha annunciato “la disubbedienza civile a tutela della salute dei cittadini”.

E in questo scenario Raggi ha accusato la Regione Lazio di non avere un sistema adeguato a gestire il proprio ciclo dei rifiuti.

“In Lombardia ci sono 13 inceneritori e 21 discariche per i rifiuti urbani, nel Lazio abbiamo due discariche, a breve ne avremo solo una quando chiuderà Civitavecchia tra qualche giorno”, ha detto la sindaca in occasione di una seduta tematica dell’Assemblea capitolina.

“Le Regioni non realizzano gli impianti per la gestione dei rifiuti – la replica dell’assessore ai Rifiuti della Regione Lazio, Massimiliano Valeriani -, la legge nazionale stabilisce infatti che le amministrazioni regionali autorizzino gli impianti su richiesta dei Comuni e degli operatori pubblici e privati, che sono chiamati a costruirli e a gestirli”. Intanto una trentina di sindaci dell’area metropolitana – di diversi schieramenti politici, dal centrodestra al centrosinistra ma anche del M5s – in settimana hanno protestato in piazza del Campidoglio e annunciato barricate. “Raggi, dopo cinque anni di nulla, vuole trasformare la provincia nella pattumiera della Capitale”, hanno detto.

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