Roma: il Comune prova a fare cassa aumentando la tassa di soggiorno

La mossa per incassare 50 milioni (da investire nei servizi) Il provvedimento dovrebbe approdare in giunta già nella prossima settimana

trevi e folla

L’obiettivo è incassare 48 milioni di euro all’anno. Anche per trovare le risorse che al momento mancano sui trasporti, il sociale e la macchina dei Municipi. Ma a pagare il conto – salato – saranno i turisti, che nella Capitale fanno registrare flussi record. Lo scrive oggi Il Messaggero. L’altro ieri Silvia Scozzese, assessore al Bilancio, ha confermato prima ai consiglieri durante un vertice di maggioranza poi ai sindacati la volontà di alzare il contributo di soggiorno per gli ospiti di hotel e bed&breakfast. Una scelta che non condivide parte del centrosinistra e vede contrario l’assessore al Turismo e ai Grandi eventi, Alessandro Onorato.

IL BILANCIO
Prima del Covid questo balzello garantiva alle casse capitoline circa 120 milioni di euro all’anno. Quest’anno, con il boom di turisti che si registra a Roma (dovrebbero essere 18 milioni) si dovrebbe superare questa cifra di almeno una decina di milioni. Ma non bastano per far quadrare i conti del Comune, che sul fronte della spesa corrente, quella per finanziare la macchina amministrativa, sconta ancora il crollo del gettito dell’Imu (160 milioni di euro in meno) dopo la sentenza della Consulta che ha ribaltato i concetti di prima e seconda casa così come l’impennata dei prezzi dell’energia e dell’inflazione. L’aumento della tassa di soggiorno è al centro della variazione di bilancio che Scozzese dovrebbe portare in giunta già la prossima settimana. Oggi, a Roma, negli hotel a 1 e 2 stelle si paga al giorno per questo balzello 3 euro, che salgono a 4 per i 3 stelle, a 6 per i 4 stelle e a 7 per i 5 stelle. Sul fronte dell’extralberghiero, 2 euro nei camping, 3,5 in B&b e case vacanze, 4 negli agriturismo. Stando ai rumors, già dal prossimo autunno si avrà un incremento tra uno e 3 euro per il mondo alberghiero, da spalmare in base alle diverse categorie, e tra 1,50 e i 2 euro per gli affittacamere. Come detto, l’obiettivo è incassare 48 milioni all’anno in più. Il Comune ha chiesto al ministero dell’Economia un parere per capire se può applicare l’aumento in maniera progressiva.

La categoria degli albergatori è sul piede di guerra. Ma anche in maggioranza sono forti i dubbi su questa misura. L’assessore Onorato – e con lui tanti esponenti del Pd e della Lista Civica Gualtieri – in primo luogo preferirebbero – se costretti – concentrare i rincari sugli alberghi di lusso o sui B&b: nel primo caso l’impatto sui turisti sarebbe limitato, sul versante degli affittacamere l’incremento della tassa di soggiorno potrebbe fare da deterrente contro l’abusivismo.

Questo fronte segnala che il ritocco all’insù non soltanto colpirebbe uno dei pochi settori in ripresa in città – l’alberghiero – ma aggiunge che nasce per i tagli alcuni trasferimenti dal governo. In quest’ottica, il sindaco Roberto Gualtieri sta lavorando in più direzioni: intanto tratta con l’esecutivo per aumentare le risorse per Roma necessarie a pagare i servizi (trasporti, raccolta dei rifiuti, sicurezza attraverso la polizia urbana) dei quali beneficiano anche le attività di rappresentanza presenti nella Capitale: ministeri e sedi diplomatiche in primis. Soprattutto, per sconfiggere il forte abusivismo legato ai troppi B&b non autorizzati, il primo cittadino ha proposto allo stesso governo due interventi legislativi: costringere le piattaforme online delle prenotazioni a pubblicare soltanto gli annunci delle strutture regolari e a raccogliere il contributo di soggiorno. In questo modo si potrebbe recuperare anche una quindicina di milioni di euro, oggi evasi.

Le polemiche in maggioranza su questo tema sono destinate a salire. Intanto, guardando alla variazione di bilancio, il Comune si appresta ad aumentare di almeno una trentina di milioni i fondi per il trasporto pubblico locale, Atac in primis, mentre potrebbero essere ridotti al lumicino i tagli a cultura e sociale paventati nei mesi scorsi. Anche perché, rispetto al 2022, la ripresa economica avrebbe fatto aumentare di una decina di milioni gli incassi legati all’addizionale Irpef.

 

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