Roma: il termovalorizzatore e gli altri impianti voluti da Gualtieri potrebbero essere a rischio?

I tre principali impianti programmati da Gualtieri hanno spaccato l’opinione pubblica

Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, al corteo per la pace indetto dalla rete Europe for Peace per protestare contro il conflitto in Ucraina.

Le elezioni regionali da un lato e il cambio di governo dall’altro promettono un bel po’ di grattacapi al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che l’esecutivo Draghi ha investito del ruolo di commissario straordinario per il Giubileo del 2025. In virtù dei poteri conferiti Gualtieri ha elaborato un minuzioso piano impiantistico per lo smaltimento dei rifiuti della Capitale, un piano che va oltre quanto progettato dalla Regione Lazio e che renderà Roma autonoma entro la fine della consiliatura. Il piano, avallato dal precedente governo, ora dovrà incontrare il consenso di quello attuale di centrodestra. La presidenza del consiglio dei ministri, quale organo superiore a cui il commissario deve comunque relazionare, infatti potrebbe anche chiedere un aggiornamento o modifica.

I tre principali impianti programmati da Gualtieri hanno spaccato l’opinione pubblica: due biodigestori per l’umido da 120 mila tonnellate annue e un termovalorizzatore per l’indifferenziato da 600 mila tonnellate annue. Contro i primi due si sono schierati, fin dall’inizio, Fratelli d’Italia e Lega nei rispettivi territori (Casal Selce e Cesano). Si sono detti contrari alla localizzazione individuata, però, anche i minisindaci Pd dei Municipi di riferimento, il XIII e il XV. Tuttavia se finora sui biodigestori, nonostante le polemiche, nessuno ha avuto il coraggio di aprire un fronte chiaro di protesta, nel territorio del termovalorizzatore l’assessore all’Ambiente del Municipio IX, Alessandro Lepidini del Pd, si è dimesso.

L’inceneritore, un investimento da 700 milioni di euro, e per cui Ama ha sborsato 7,5 milioni per acquisire un’area industriale a Santa Palomba, qualche perplessità – oltre che nei gruppi della sinistra ecologista – lo ha suscitato anche in Fratelli d’Italia, all’opposizione in Campidoglio, in Regione Lazio e fino a poco fa anche in Parlamento, ma oggi al governo del Paese. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli di Fd’I, il cui nome circola anche come possibile candidato alla presidenza del Lazio per il centrodestra, nel corso di un consiglio straordinario al Municipio Roma IX ha espresso la sua contrarietà: “Sul termovalorizzatore la penso come i colleghi che mi hanno preceduto, l’ultimo Filippo Zaratti (Europa verde, ndr). I 600 o 700 milioni che servono non vanno utilizzati per creare grossi forni che bruciano ma per rendere efficace ed efficiente la raccolta differenziata”. Rampelli poi ha precisato che le perplessità espresse attenevano principalmente alla localizzazione dell’impianto e che la sua posizione era “tutt’altro che distante da quella della Lega”. Poco prima, infatti, il ministro leghista Matteo Salvini aveva dichiarato: “Il termovalorizzatore a Roma è assolutamente fondamentale”.

I temi sul tavolo sono molti: un elettorato, scontento degli impianti, e che si riconosce in Fd’I e Lega, a Roma c’è. E il centrodestra non può ignorarlo in vista delle urne regionali. A livello nazionale, però, la coalizione, con Fratelli d’Italia in testa, non può neanche correre il rischio di passare come il partito dei no, soprattutto dopo anni di contestazioni al Movimento 5 stelle e all’ex sindaca Virginia Raggi, accusati da destra e da sinistra di immobilismo. E sul problema dei rifiuti di Roma – che oggi viaggiano in tutta Italia e scavalcano spesso i confini nazionali – una soluzione bisognerà proporla nella campagna elettorale che, a modo suo, è già iniziata e si sta avviluppando attorno al termovalorizzatore. Il semplice no agli impianti, con il rischio conseguente della privatizzazione di una parte del servizio di Ama, c’è: l’azienda capitolina, senza strutture di proprietà che generano profitto, oggi non riesce a soddisfare le richieste della città. E in attesa che decollino le percentuali di raccolta differenziata, una collocazione, agli scarti romani bisogna darla. Quale? Gualtieri ha immaginato che possano occuparsene, a un costo calmierato, le imprese che si proporranno per la costruzione del termovalorizzatore. E ha pensato che Ama possa trarre profitto e restare pubblica vendendo il biogas che sarà prodotto con i digestori.

Il sindaco si è tirato addosso una pioggia di critiche, anche dai suoi, soprattutto dai suoi. Ma oltre alla sua, di proposte alternative, per ora, sul tavolo c’è soltanto quella ambientalista che guarda a un potenziamento della raccolta differenziata e dell’economia circolare. Pure per quello, però, ci vogliono anni, e la domanda è sempre la stessa. La città vuol sapere che cosa si farà nel frattempo. Che cosa si farà domani per pulire le strade, a partire da dopodomani.

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