Il Campidoglio mette i paletti alla riforma Madia

La proposta di De Vito, presidente dell'assemblea capitolina. Giusto tagliare le partecipate ma Ama e Atac non possono farcela con un unico amministratore

Il Campidoglio prova a mettere dei paletti alla riforma Madia per la riorganizzazione delle partecipate. Attenzione però, è bene chiarire subito un concetto. A Palazzo Senatorio pensano che la sforbiciata alla miriade di società pubbliche sia sacrosanta. Solo che bisogna trovare il modo di adattarla alle singole esigenze, come quella romana.

Ed è proprio questo uno degli orientamenti emersi nel corso di un convegno questa mattina nella sala della Protomoteca, interamente dedicato al recepimento del testo unico in materia di riorganizzazione delle partecipate in pancia agli enti locali.

A mettere le mani avanti è stato Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina, per il quale “la riforma Madia introduce novità anche per quanto attiene la governance, come la riduzione ad amministratore unico, ma su cui dovremmo confrontarci in relazione ad alcune realtà del Comune di Roma. È chiaro che la legge fa una previsione generale e astratta, poi bisogna calarla nelle singole realtà. Nel Comune di Roma ci sono realtà peculiari come Atac e Ama, aziende da 12 mila e 8 mila dipendenti, che potrebbero risultare difficili da gestire con un amministratore unico”.

In altre parole, sì alla riforma ma con dei correttivi. E non è certo un caso che nel piano messo a punto dall’assessore Massimo Colomban, appena presentato alla commissione Bilancio, prevede il ritorno dei board societari a tre membri, in sostituzione del tandem amministratore unico-direttore generale. E’ probabile dunque che da qui a qualche mese lo staff di Colomban studi il modo per adattare i dettami della riforma alle esigenze delle partecipate romane.

D’altronde, ha annunciato lo stesso De Vito, c’è tempo fino alla fine di settembre per rendere pienamente operativa la riforma e recepirne i cardini. “Inizialmente il termine era il 23 marzo, ora è il 30 settembre. Vedremo in base all’emanando decreto da parte del Governo. L’Assemblea capitolina dovrà esaminarlo, sui tempi vedremo, sicuramente ci prenderemo lo spazio necessario che la legge consente”. Certamente, una volta entrata a regime la riorganizzazione, con le prime sforbiciate alle spa poco efficienti, occorrerà affidare la vigilanza a un’ente preposto. In questo senso, De Vito ha candidato l’Agenzia per i servizi erogati ad oggi incaricata di verificarne la qualità.

Chi sta cercando di bruciare le tappe è Ama, rappresentata per l’occasione odierna dal dg Stefano Bina. Il quale ha rivendicato l’attivazione di controlli interni, alleggerendo l’azionista Comune di un’incombenza tutt’altro che poco impegnativa. “Abbiamo avviato un controllo non solo del suo funzionamento ma della correttezza dei processi attuati, abbiamo implementato un sistema di controllo analogo, che consente a Roma Capitale una verifica continua dell’attività aziendale, con reportistiche finalizzate che permettono un doppio livello di controlli”.

Colomban ha in ogni caso promosso nella sostanza la riforma Madia voluta dal ministro della Funzione Pubblica Marianna non mancando di sottolinearne i vantaggi. “La legge Madia la trovo già un passo avanti, una buona legge. E’ buono già dire che le partecipate pubbliche non devono andare in contrasto con un mercato delle imprese che dovrebbe essere libero, come stabilisce l’Europa, e che sfoltirà le 8500 partecipate italiane, permettendo anche al Comune di Roma di sfoltire quelle oltre 30 società che ha, vuol dire risparmiare e quando parliamo di soldi pubblici, cioè di soldi dei cittadini, è chiaro che è una cosa doverosa”.

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